Anche Bismarck parlò di omicidio

Che le circostanze della morte di Rodolfo e di Maria Vetsera non fossero quelle della versione ufficiale lo sospettarono in molti. Una traccia, interessante, la troviamo anche nei documenti diplomatici italiani. In un dispaccio spedito al presidente del Consiglio Crispi in data 24 luglio 1889, l’onorevole Francesco Cucchi, «inviato» del capo del governo italiano a Berlino, riferisce di un colloquio avuto con il principe Bismarck nella tenuta di Varzin: «Parlando della prossima visita dell’Imperatore Francesco Giuseppe a Berlino, (Bismarck) mi disse: “Meno male che per il lutto che porta ha voluto che non si facessero feste”... A proposito di lutto egli ritiene la morte dell’arciduca Rodolfo avvenuta per assassinio» (ACS, Carte Crispi; DDI, II serie, vol. 22, p. 381 doc. 649). Nel dispaccio di Cucchi non si dice nulla di possibili moventi e di per sé il fatto che Bismarck ritenesse la morte del principe ereditario un omicidio non significa che lo attribuisse a un eventuale complotto politico internazionale. In ogni caso, l’ormai ex potente statista berlinese dimostra di non credere affatto alla tesi del suicidio dei due amanti. La tragica vicenda della morte di Rudolf e Maria ha dato vita ad alcuni film. Mayerling, di Anatole Litvak (con Charles Boyer nelle vesti di Rudolf e Danielle Darrieux in quelle di Maria), è del 1936. Ispirato a un romanzo di Claude Anet, ha un tono di languido ed elegante romanticismo. Il grande successo della pellicola, evidentemente indusse altri registi a tornare sul tema. Per cui abbiamo anche Da Mayerling a Sarajevo di Max Ophüls (1949); Il segreto di Mayerling di Jean Delannoy (ancora 1949); Mayerling di Terence Young (1968); Vizi privati, pubbliche virtù di Miklós Jancsó (1976).