Anche la camera da letto sotto esproprio

(...) dall'esproprio» e la vendita del terreno per 8 mila e 600 euro agli eredi dei proprietari di allora.
Non sono però mancate accuse da parte di molti consiglieri nei confronti delle precedenti amministrazioni che hanno permesso «una tale ingiustizia portando via a una famiglia del terreno prezioso e lasciandolo inutilizzato per tanto tempo», attacca il consigliere forzista Eugenio Brasey ignaro del fatto che proprio di fronte a lui, sui banchi dell'opposizione, è seduto il sindaco di allora, Maurizio Roncagliolo che si difende: «grazie agli espropri abbiamo realizzato molte opere pubbliche di interesse collettivo. Sul perché i campi da tennis non sono mai stati realizzati, bisogna rivolgersi alle amministrazioni che hanno governato dopo di me». Interviene Gerolamo Giudice (Udc): «un cittadino, nella fattispecie un'impresa, un ristorante, sono 11 anni che aspetta di riottenere indietro il suo terreno. Io personalmente sento il dovere di scusarmi con lui». Ne nasce un mea culpa collettivo in cui maggioranza e opposizione («Restituiamo il terreno gratis», propone con un ordine del giorno il consigliere di opposizione Ezio Armando Capurro) sprecano parole di scuse e rincrescimento nei confronti della famiglia vittima della «mala amministrazione».
Tanto più che nel redigere la nuova pratica, il neo assessore ai lavori pubblici Mario Fracchia ha scoperto che non solo l'ufficio tecnico di allora avevano misurato il terreno 120 metri quadrati mentre in realtà sono quasi il doppio, ma anche che nel tirare le nuove linee di demarcazione al catasto aveva sconfinato nella camera da letto del proprietario che per tanti anni, ignaro dell'errore, ha dormito sonni tranquilli continuando, tra l'altro, a utilizzare indisturbato l'area espropriata per tutti questi anni. E ci ha anche costruito sopra una veranda abusiva che ora dovrà condonare.