Anche Casini e Bossi in marcia contro le tasse

Bondi (Fi): «Se l’esecutivo ponesse la fiducia sarebbe un golpe strisciante»

Anna Maria Greco

da Roma

La dura opposizione in Parlamento non basta: ci vuole una manifestazione di piazza contro la Finanziaria. La Cdl appare sempre più compatta sulla necessità di dare un segnale forte, anche popolare, di dissenso sulle misure fiscali del governo Prodi.
Il centrodestra, spiega il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, deve raccogliere «la domanda che viene dal suo elettorato per una vasta protesta in tutto il Paese contro questo autentico attacco classista a più della metà della società italiana». Se il governo dovesse porre la fiducia sulla legge di bilancio sarebbe «un golpe strisciante verso il quale sarebbe lecito e necessario ricorrere a forme di protesta estreme, sia collettive che personali», rincara la dose il coordinatore azzurro, Sandro Bondi.
Il primo a dire che bisognava «portare in strada gli italiani» era stato Silvio Berlusconi il 24 settembre a Napoli, poi la proposta è stata rilanciata con forza dal leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, per contrastare una manovra che secondo l’ex-ministro Altero Matteoli, è una «bomba nelle tasche degli italiani», e dalla Lega. «Questa Finanziaria - dice Umberto Bossi - è una bastonata sul Paese. Dobbiamo fare una grande manifestazione e fare sentire la voce del Paese reale». E il leader del Carroccio riadatta un vecchio slogan: «Roma ladrona non può più tornare». L’ordine è mobilitare non solo il popolo della Cdl ma i tanti che «per errore» hanno votato l’Unione, spiega Roberto Calderoli.
Anche l’Udc sembra più disponibile. Per Pier Ferdinando Casini la manifestazione sarebbe «una risposta eccezionale a un momento eccezionale», ma non bisogna fare l’abitudine a girotondi morettiani o iniziative goliardiche come quella al ministero del Tesoro. Se la Finanziaria non sarà cambiata, avverte il segretario centrista Lorenzo Cesa, «valuteremo ogni forma di iniziativa di contrasto». Sembra isolato il suo predecessore Marco Follini che teme un «involontario favore» al governo con la manifestazione in piazza e insiste sull’opposizione in Parlamento. Ma anche per il segretario della Dc Gianfranco Rotondi bisogna mobilitarsi contro una «manovra-killer».
Dove? Al Nord, chiedono An e Lega, e Ignazio La Russa candida Milano come piazza della protesta, anche se altri pensano che la sede giusta sia Roma. Sulla manifestazione popolare anti-manovra manca anche il dettaglio della data, osserva da An Francesco Storace. «Per evitare che si stia “facendo ammuina” - avverte - è bene che ci sia un annuncio formale. Milioni di persone verranno anche a piedi se le si convocherà contro un governo orribile, ma non bisogna prenderle in giro». Il 14 e il 15 ottobre, l’associazione D-destra, annuncia Storace, avvierà comunque la mobilitazione a Fiuggi con la sua convention. Calderoli parla del periodo tra fine novembre e i primi di dicembre, ma prima di lanciare la convocazione i più vogliono vedere che cosa succederà nei prossimi giorni alle Camere. In Fi, spiega Francesco Giro, non ci sono divisioni tra chi vuole un’opposizione dura o morbida. «Come ha spiegato lo stesso Berlusconi - sottolinea - verso il governo e in particolare verso la legge finanziaria il nostro atteggiamento sarà intransigente e fermo a partire dal Parlamento, dove la sinistra avrà delle grandi difficoltà a tenere unita la sua maggioranza, soprattutto al Senato. Noi in piazza scenderemo in modo intelligente come spetta fare a un grande partito popolare, quando sarà necessario esercitare una pressione molto forte sul Parlamento per bloccare norme che consideriamo ingiuste e vessatorie verso i cittadini»