Anche in caso di errore la Gerit incassa un rimborso dal Comune

Si profila un ulteriore danno erariale per il Campidoglio

Cornuti e mazziati, si potrebbe sintetizzare. Non solo i romani sono sommersi dai preavvisi di fermo amministrativo dell’auto per multe (ipoteticamente) non pagate. Ma anche nel caso di importi sballati o non dovuti, al concessionario della riscossione va un «rimborso spese» che è a carico dell’Erario: ovvero dei contribuenti. La denuncia è stata sollevata in un recente convegno di legali. «Per la semplice comunicazione della misura - dice l’avvocato Mauro Vaglio - vengono riconosciute ai concessionari le spese esecutive relative al fermo, anche se poi questo non viene eseguito». Giuseppe Aliano, un fiscalista che a questi temi ha dedicato vari libri, ha dettagliato anche il «prezzario» delle riscossioni: «La normativa oggi vigente - scrive l’esperto in un volume - stabilisce che per debiti complessivi fino a 1.000 euro il rimborso spese è pari a 31 euro, mentre per importi da 1.000 a 5.000 è pari a 62 euro». Spiega Aliano: «Questi importi sono a carico dei contribuenti che pagheranno. Ma per quelli che, per vari motivi, non estingueranno il debito (si pensi ad un autoveicolo “fermato” ma invendibile) questo compenso rimane a carico dell’Erario». E secondo Aliano sui 4 milioni di fermi previsti in Italia, l’onere che graverà sui contribuenti è «pari a 120 milioni di euro». Vero, non vero? Cerchiamo una risposta. Primo tentativo a Equitalia Spa (società pubblica al 51 per cento dell’Agenzia delle entrate, il resto dell’Inps), che ormai è il concessionario per le riscossioni sul territorio nazionale. Dopo un giorno di attesa siamo dirottati alla Gerit, la società controllata di Equitalia che riscuote a Roma. Altri due giorni e arriva la risposta ufficiale: «Riceviamo un aggio solo sugli importi riscossi. Non c’è un solo caso in cui Gerit abbia avuto un rimborso spese sul non riscosso». Bene, bravi. Purtroppo però la normativa vigente dice altro. Nel decreto ministeriale 503 del ’98, che regola i fermi, si legge (art. 4) che le spese di notifica delle comunicazione e quelle di iscrizione del fermo sono «a carico del contribuente; in caso di infruttuosità delle procedure esecutive, l’ufficio o l’ente impositore (per le multe il Comune, ndr) rimborsa al concessionario il 50 per cento delle spese di notifica». Allora due domande sono d’obbligo. Come è stato possibile che in migliaia e migliaia di cartelle pazze siano state impilate multe e importi sbagliati, contravvenzioni prescritte o già cancellate dai giudici di pace in occasione delle altre ondate di «cartelle pazze» che si sono succedute negli anni scorsi? E qualcuno in Campidoglio ha calcolato il danno erariale che deriverà al Comune?