Anche la Cassazione sconfessa i pm: «La P4? Non esiste»

La Cassazione dà una spallata alla P4 e ridimensiona l’impianto accusatorio, annullando con rinvio sei capi di imputazione contestati ad Alfonso Papa e, soprattutto, dichiarando inammissibili i ricorsi della Procura per l’utilizzazione delle intercettazioni telefoniche. Dunque, per i giudici della Suprema Corte, il reato più grave, l’«associazione per delinquere» così come tratteggiata dal tribunale del Riesame - che aveva accolto il ricorso dei pm Woodcock e Curcio - non esiste. Non sarà emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, ma sulla questione sarà chiamata a pronunciarsi una sezione del Riesame di Napoli diversa da quella che l’8 agosto scorso aveva dato ragione ai pubblici ministeri. In particolare, i giudici con l’«ermellino» hanno ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza per tre episodi di concussione (nei confronti degli imprenditori Giuseppe De Martino, Marcello Fasolino e Vittorio Casale), per la ricettazione di schede telefoniche e per la presunta corruzione a favore del sottufficiale del Ros, Enrico La Monica, per l’ingresso nei servizi segreti.
Restano confermati, invece, 5 tra i reati contestati a Papa, tra cui due episodi di concussione ai danni degli imprenditori Alfonso Gallo e Luigi Matacena, che questa mattina ufficializzeranno la decisione di costituirsi parte civile nel processo a carico del politico, assistito dagli avvocati Carlo Di Casola e Giuseppe D’Alise.
Papa si trova ai domiciliari dal 29 ottobre scorso e questa mattina arriverà in aula da solo, senza la scorta della polizia penitenziaria. Solo il 3 novembre scorso, i giudici del Tribunale di Napoli lo hanno autorizzato a incontrarsi con i figli minori di 10 e 13 anni, ma solo di persona «fermo restando il divieto - hanno scritto i magistrati - ad avere, anche con i figli, comunicazioni di carattere telefonico o a mezzo di strumenti telematici». Una decisione definita dal deputato Pdl Amedeo Laboccetta «incomprensibile». «Leggendo il provvedimento dei giudici», ha detto il parlamentare, «resto stupefatto: come si fa a impedire a un figlio piccolo di telefonare a un padre per chiedergli come sta? Non credo che un gesto del genere possa rappresentare un tentativo di inquinamento probatorio». La Cassazione ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi della Procura anche per Enrico La Monica, sottufficiale del Ros latitante in Senegal, in relazione a presunti episodi di favoreggiamento e rivelazione di segreto (le indagini della Dda di Napoli a carico di Nicola Cosentino e il clan dei Casalesi) e di corruzione (il passaggio di notizie riservate al giornalista Valter Lavitola sui guai giudiziari di Antonio Bassolino). Il pg della Cassazione ha sposato in toto la tesi difensiva dell’avvocato Domenico Mariani anche in relazione a un presunto concorso in concussione ai danni dell’imprenditore Alfonso Gallo. Il legale ha infatti dimostrato che l’accesso al sistema informativo delle forze dell’ordine non poteva in alcun modo essere addebitato al maresciallo, non essendoci da nessuna parte la prova che quell’accesso l’aveva fatto il carabiniere, così come invece aveva fatto la Procura, commettendo - ha detto il procuratore generale - un «artificio». Peraltro, l’accesso informatico era avvenuto tre anni prima dei fatti, quando La Monica non avrebbe potuto certo immaginare di poter utilizzare le informazioni riservate per poter ricattare l’imprenditore insieme a Papa, che ancora non conosceva.