Anche Catanzaro ed Empoli nel mirino

Gli indagati hanno preferito non rispondere

(...) Secondo il vice procuratore Pellegrino infatti ai tre dirigenti genoani è stato contestato il reato d’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, perchè non vi è solo la presunta combine per la partita con il Venezia, ma vi sono sospetti di frode anche per la gara con il Piacenza, oltre, si vocifera, a Empoli-Genoa e Genoa-Catanzaro e per questo potrebbero arrivare nuovi avvisi di garanzia. L’inchiesta resta, quindi, almeno per il momento, a Genova. Ieri intanto è partita anche la battaglia dei cavilli tra pm e difensori, pronti a rispondere colpo su colpo. Poi è stata l’ora degli interrogatori: unico assente Matteo Preziosi che non si è presentato per un «difetto di notifica» e che sarà ascoltato nei prossimi giorni. Il presidente del Genoa Enrico Preziosi invece si è intrattenuto con giornalisti e tifosi, non con il pubblico ministero Alberto Lari, avvalendosi della facoltà di non rispondere (qui a fianco vengono spiegate direttamente dal numero uno rossoblù le motivazioni di tale scelta). Ma gran parte del tempo è trascorso anche a spulciare attentamente il codice penale: i pm infatti, per poter utilizzare come prova le intercettazioni telefoniche di cui sono in possesso, hanno contestato a Preziosi, al figlio Matteo, e al direttore generale del Genoa Stefano Capozucca l’articolo 416 che stabilisce l’associazione per delinquere, reputando gli indagati capaci di arrecare «pericoli all’ordine pubblico e alla collettività». Il nodo della vicenda è tutto qua: l’avvocato Alfredo Biondi ha contestato l’articolo reputandolo inidoneo, richiamando invece il «110», che parla sempre di «associazione a delinquere» che però diventa automatico quando il reato viene compiuto da almeno tre persone (il caso del Genoa). Il cavillo? Con l’articolo 110 non possono essere utilizzate le intercettazioni come prove durante l’inchiesta. La decisione sarà presa dal Gup nei prossimi giorni, quando i pm trasmetteranno gli atti in loro possesso. Decisione che, almeno per la giustizia penale, potrebbe cambiare la posizione del Genoa: «Abbiamo presentato una memoria - spiega Biondi - contestando la validità delle intercettazioni». Senza intercettazioni rimarrebbe, infatti, la famosa valigetta con i 250 mila euro in contanti: «Un terzo dei soldi - ha puntualizzato ieri Biondi - per l’acquisto di Maldonado». Diverso invece il discorso per la giustizia sportiva dove il Genoa sarà obbligato a dimostrare la propria innocenza (giovedì arriverà nel capoluogo ligure il procuratore capo dell’Ufficio Indagini della Figc Italo Pappa).
Rimangono inseriti nella lista degli indagati anche Franco e Michele Dal Cin per «frode in competizione sportiva» (anche se per loro non sussiste l’accusa di associazione per delinquere)e per Pino Pagliara, per «appropriazione indebita». E proprio il presidente del Venezia Franco Dal Cin ieri ha smentito l’esistenza di un filmato in cui il presidente del Venezia si sarebbe intrattenuto con Capozucca: «Ho letto di questo filmato - spiega Dal Cin - ma non esiste. Lo escludo. Ci siamo sempre incontrati in luoghi pubblici: prima nella sede della Lega, poi mio figlio aveva parlato con Preziosi allo stadio in occasione dell’ultima partita. Con il presidente del Genoa abbiamo rapporti molto buoni e abbiamo parlato di giocatori, come Rivaldo e Maldonado».
Intanto l’inchiesta che ha coinvolto Preziosi ha fatto anche slittare, se non addirittura saltare, la firma per la cessione del Como da parte di Preziosi agli imprenditori lariani Barzaghi e Mantero.
Piero Pizzillo