Anche la Cgil all’attacco sulla prescrizione: «È un colpo di spugna»

Caos a sinistra per la norma sui reati contabili. Epifani: «Il governo provveda a cancellarla». Barbera (Ds): «È un pasticcio»

da Roma

Le soluzioni rimangono due per cancellare la norma-vergogna sulla prescrizione dei reati contabili: modificare la Finanziaria alla Camera con una veloce quarta lettura al Senato, o approvarla così com’è e fare un decreto-legge entro fine anno per «depurarla» dall’errore.
La seconda sembra più probabile, anche se il Ds Cesare Salvi definisce «più lineare» l’altra. «Prodi si è impegnato, vedremo...», dice il ministro della Giustizia Clemente Mastella. E il procuratore generale della Corte dei conti, Claudio De Rose, che ha lanciato l’allarme, spera proprio che l’impegno sia mantenuto. Incalza l’esecutivo anche il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: «Speriamo che il governo provveda rapidamente con un decreto legge a cancellare questo colpo di spugna assolutamente inaccettabile».
Nell’Unione, però, si continua a litigare, a rimpallarsi le responsabilità, a discutere su come correggere l’«errore materiale». E intanto Pietro Fuda, firmatario della famigerata proposta finita non si sa come nel maxiemendamento governativo, continua a negare che si tratti di un provvedimento ad personam, sostenendo che si è inserita solo una parte del testo snaturandone il contenuto. Lo difende e difende se stesso, parlando di accuse «indecenti», il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, per qualcuno un possibile beneficiario della norma.
Il centrodestra vede nell’accaduto una squallida manovra di «voto di scambio». Il responsabile dovrebbe dimettersi, per l’Udc Maurizio Ronconi e Maurizio Gasparri di An. «Fuda, esponente calabrese del micropartito ribaltonista di Loiero - accusa quest’ultimo -, ha condizionato il suo voto all'inserimento nel testo della norma che cancella la sanzione degli illeciti amministrativi. Di alcuni dei suoi grandi elettori dovrebbe vergognarsi». E aggiunge: «L'Italia dei Prodi e dei Fuda è quella delle norme salvaladri». Replica il senatore dell’Unione: «Mi hanno votato 50mila cittadini onesti».
Ha minacciato le dimissioni il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che ci tiene al suo ruolo di alfiere dell’anticorruzione e con tutta l’Italia dei valori invita a non «aggiungere il danno alla beffa»: bisogna cancellare la norma a Montecitorio o convocare un consiglio dei ministri per il decreto da portare al Quirinale contestualmente alla firma sulla manovra. Anche lui si rende conto dei rischi e raccomanda di «vigilare, durante questi passaggi affinchè la vergognosa norma sia del tutto inefficace».
Preoccupato di questo aspetto Carlo Giovanardi, ex ministro Udc per i Rapporti con il Parlamento: «Di Pietro ed Orlando o sono complici o sono stati presi in giro. La fiducia che hanno votato al Senato, comprensiva della sanatoria sui reati contabili, in realtà non può più essere corretta perchè anche nel caso di un decreto legge correttivo la norma entra in vigore e produce tutti i suoi effetti».
Questo è il vero pericolo e lo spiega Augusto Barbera, costituzionalista di area Ds, parlando di vicenda che «sa un po’ di commedia dell'arte», di un «pasticcio» difficile da risolvere. Il decreto dovrebbe essere emanato insieme all'approvazione della manovra e dovrebbe essere «retroattivo», per evitare che i nuovi termini di prescrizione entrino in vigore per il principio della prevalenza della norma più favorevole. «Impediremo che la norma entri in vigore anche per un solo minuto», garantisce la Ds Anna Finocchiaro.