«Anche chi fa le medie spesso resta analfabeta»

da Milano

«Dati allarmanti» commenta l’autore dello studio sull’analfabetismo in Italia, il professor Saverio Avveduto. «È un allarme culturale ed economico - aggiunge - perché la nostra classe produttiva è scarsamente qualificata tanto che da noi non esiste una fabbrica di telefonini o di computer: manca la tecnologia necessaria. Ed è significativo che gli Usa delocalizzino le produzioni in Germania, in Francia e nel Sud est asiatico, Malaisia Corea, Cina. Mai in Italia. I pezzi li fanno fabbricare laggiù non solo per il costo della mano d’opera ma anche per il capitale umano». Avveduto aggiunge: «Oggi il nostro Paese va avanti con scarpe e tessuti ma tra poco saremo superati anche in questo. Ovvio: come possiamo competere con 6 milioni di analfabeti e 18 milioni di semi analfabeti?». Dopo le critiche le proposte. «Bisogna investire di più nella ricerca e nell’istruzione e recuperare le fasce oltre i 25 anni fuoriuscite dal sistema educativo mai più esposte all’irradiazione formativa». Avveduto non lancia accuse all’attuale governo.
«La situazione non è responsabilità di questo esecutivo, i dati riguardano i dieci anni, fino al 2001. Il problema è che tutta la classe dirigente italiana ha trascurato il problema e l’ha lasciato incancrenire. Soprattutto al Sud i soldi per l’istruzione sono stati spesi per pagare professori e bidelli. Non è stato fatto alcun investimento in capitale umano e in ricerca: siamo all’ultimo posto dell’Ocse per spese di ricerca e presenza numerica di ricercatori». La qualità di quei pochi, però, non si discute. Lo conferma anche Avveduto: «Pure in questa condizione noi produciamo esperti di altissimo livello: nel 2003, ha stabilito il Cnr, 6mila ricercatori italiani sono stati chiamati all’estero. E si assiste a questo paradosso: qui spendiamo un sacco di soldi per formare un esperto. Poi lo regaliamo all’estero». Come mai tanti analfabeti nonostante la scuola dell’obbligo? «La scuola dell’obbligo oggi funziona (arriviamo ad una copertura del 90%) - aggiunge Avveduto - questa è un’eredità che ci portiamo da lontano. E chi non ha istruzione copre ruoli modesti, da addetto alle pulizie. Anche la licenza media, non coltivandola, decade, come una patente automobilistica». Il professor Tullio De Mauro, docente di Linguistica generale all'Università La Sapienza di Roma conferma il fenomeno. «Il 25% degli studenti con la licenza media - dice - non sa né leggere né scrivere, né fare di conto. Alcuni studi abbassano al 19,20% questa media, ma si tratta comunque di problematiche che riguardano un quarto o un quinto degli allievi delle scuole dell'obbligo italiane».