Anche la Cina in allarme: tagliati i tassi, ai minimi dal ’98

La Banca centrale della Cina ha deciso il taglio di oltre un punto percentuale sui tassi di interesse, il più consistente da un decennio a questa parte.
Tagliate anche le riserve obbligatorie che le banche commerciali devono tenere immobilizzate a garanzia presso lo stesso Istituto centrale, misura che indirettamente punta a stimolare ulteriormente la concessione di prestiti. Questo mentre Pechino sta mobilitando un gigantesco piano di aiuti all’economia, annunciato per 4mila miliardi di yuan, oltre 450 miliardi di euro. L’allarme delle autorità è soprattutto per le esportazioni, componente chiave dell’economia, compromesse dalla recessione globale. E proprio ieri è esplosa la protesta per la chiusura di una fabbrica in una provincia meridionale, prima vittima della frenata dell’economia del Dragone.
Secondo la Banca mondiale il prossimo anno il Pil cinese registrerà un incremento del 7,5% circa. Se si trattasse di un Paese del G7 si tratterebbe di un ritmo altissimo, ma per Pechino il confronto è con il 12% sfiorato lo scorso anno.
Anche in Cina, quindi, negli ultimi mesi i timori per l’indebolimento dell’economia hanno rubato la scena ai precedenti allarmi per l’inflazione, che anzi ora sta registrando bruschi rallentamenti a livello globale sulla scia dei crolli dei prezzi di petrolio e materie prime.
E i tassi di interesse sono il principale strumento con cui le banche possono tentare di contenere le pressioni inflazionistiche: si ripercuotono a cascata su tutto il sistema del credito e più sono alti, più cioè «costa il danaro», più si smorza la propensione a praticare rincari su prezzi, servizi o parcelle. Di riflesso, i tassi elevati tendono anche a frenare la capacità di investimento delle imprese e quindi la crescita economica.
Così, se fino a qualche mese fa in Cina si praticava una politica restrittiva sui tassi, la brusca frenata della crescita economica ha determinato una radicale correzione di rotta sul costo del danaro. È la quarta volta dallo scorso settembre che la Banca centrale di Pechino taglia i tassi, ma ora si è mossa oltre le attese degli analisti - che stimavano una riduzione tra 54 e 81 punti base - abbassandoli di 108 punti base, pari a 1,08 punti percentuali. Il principale tasso sulle operazioni di rifinanziamento per le banche commerciali cala dal 6,66 al 5,58%, mentre il tasso praticato sui depositi delle stesse banche presso l’Istituto centrale cala dal 3,60 al 2,52 per cento. Variazioni che entreranno in vigore già da oggi. I tre precedenti tagli erano stati da soli 27 punti base e secondo gli analisti, considerata la manovra di ieri, nei prossimi due trimestri i tassi verranno ulteriormente ridotti di 2 e 2,5 punti percentuali. Sempre ieri è stato abbassato di un punto percentuale l’ammontare di riserve obbligatorie che le banche commerciali devono tenere in deposito presso l’Istituto centrale, che ora deve essere equivalente al 15,5% dei depositi che le banche hanno in custodia per conto dei clienti. E per gli istituti di credito medio-piccoli la riduzione è di due punti, al 14,5% dei depositi.