Anche il Comune gestirà le Asl

Antonella Aldrighetti

Il decalogo delle proposte per la gestione del cantiere sanità sembra arricchirsi di giorno in giorno di nuovi spunti. Nei meandri di una visione meramente politica, che vorrebbe la prossima indizione degli Stati generali della sanità, come auspica il governatore del Lazio Piero Marrazzo, ce n’è un’altra che invece prende spunto dalla riorganizzazione amministrativa: coinvolgere nella gestione delle aziende sanitarie romane anche il Campidoglio.
Già, ci mancava, ma visto che la giunta regionale non è riuscita a venirne ancora a capo e, intanto il deficit sanitario cresce, è inutile scandire un sonoro e secco no. Spartire una fetta di sanità con il colle capitolino è l’idea portata avanti dal presidente dell’Agenzia di sanità pubblica Lucio D’Ubaldo che, anche in veste di assessore al Decentramento del Comune, ritiene sia necessario «rispolverare il concetto di Asl come ente strumentale del Campidoglio per avere una visione globale dell’offerta assistenziale sul territorio e riuscire inoltre a interagire sui municipi in maniera equa e capillare».
In seno alla riorganizzazione ci sarebbe pure il progetto di unificazione delle cinque Asl romane in un unico gigantesco soggetto da arricchire a sua volta di propaggini territoriali, dando più forza operativa ai distretti sanitari già esistenti. La riorganizzazione della sanità in seno alla giunta Marrazzo, da un anno e mezzo a questa parte, è stata il terreno più fertile per alimentare polemiche e vecchi rancori contro chi da altrettanto tempo non governa più il Lazio ma è stata pure la miniera per fare emergere quelle pressioni e rivalse con un unico denominatore comune: la ripartizione di poltrone. Una poltrona in più a questo punto non guasta, quella di Walter Veltroni, che si andrebbe a frapporre tra l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia e il presidente Marrazzo per sedare quei contrasti di una maggioranza incessantemente litigiosa afflitta pure da una manifesta difficoltà gestionale ormai impossibile da mascherare. Però a sentire D’Ubaldo non si tratta di posizionare qua e là qualche poltrona perché ritiene che «il valore aggiunto della proposta sta proprio nel fatto di riuscire a dare alle Asl la facoltà di essere considerate un’unica agenzia del territorio accorciando gli spazi che la separano dai cittadini e rendendola quindi più facilmente gestibile anche in merito a controllo finanziario. Lo spunto ce lo dà una vecchia legge del 1979, la legge 833 che - precisa - ha come vocazione quella di dissolvere la sanità nel territorio e quindi decentrarla».
Ed è proprio nella parola «decentramento» che Lucio D’Ubaldo starebbe costruendo la sua uscita dall’Asp. Ma all’interno del prossimo progetto sull’abbandono della carica di presidente dell’Asp dopo la nomina ad assessore capitolino, potrebbe celarsi qualche altra aspirazione. Forse la candidatura a futuro assessore alla Sanità se quello attuale «abdicasse»? «Sto cercando intanto di lasciare qualche elaborato concreto che possa migliorare la gestione sanitaria attuale, e questo è uno - chiosa D’Ubaldo -. Mi sembra fattibile anche in virtù dell’approvazione, in giunta comunale, di una delibera che autorizza il sindaco a costituirsi parte civile nei processi di malasanità».
E l’intenzione del presidente Asp viene accolta con favore anche da una fetta dell’opposizione. L’Udc con il segretario regionale, il deputato Luciano Ciocchetti, si dice pronta a sostenere l’unificazione delle Asl in un’unica azienda ma, ricorda a Marrazzo, di «smettere di scaricare colpe sull’ex giunta di centrodestra e iniziare a prendere in considerazione proposte in grado di dare risposte concrete alla sanità laziale. La riduzione delle Asl porterà benefici sia in termini di costi, di amministrazione e di prestazioni dei servizi». Gli fa eco il consigliere regionale Massimiliano Maselli, che però individua il «neo» dell’unificazione delle Asl, ossia che «per Roma l’ente sanitario unificato dovrebbe rispondere politicamente al Campidoglio togliendo le competenze alla Regione Lazio. Non condividiamo che nelle parole dell’assessore capitolino e al contempo presidente dell'Asp, organo tecnico-scientifico della Sanità regionale, ci sia la volontà, neanche leggermente velata, di far accaparrare a Roma anche i poteri sulla programmazione e sulla gestione sanitaria».