Anche la Consob in campo contro il divorzio tra Eni e Snam

Solo l’Autorità per l’energia difende la separazione

da Roma

Anche Lamberto Cardia, come Antonio Catricalà, è contrario alla fusione fra Snam Rete Gas con Terna. E lo dice chiaramente. «In questi giorni - osserva il presidente della Consob - sento parlare della separazione di Snam da Eni. Non compete alla Consob - precisa - ma vorrei dire che, in un modo od in un altro, quelle che sono società fondamentali per la vita di un Paese non possono essere lasciate completamente aperte a mercati e soggetti che in casa loro hanno normative molto rigide».
Insomma, Cardia invita il governo a non ripetere gli errori del passato: quando, a fronte di un’apertura del nostro mercato elettrico, non è corrisposto analogo comportamento da parte di altri Paesi, Francia in testa. E se due società quotate - come Snam Rete Gas e Terna - dovessero essere fuse, la loro appetibilità da parte di operatori stranieri (primi i russi di Gazprom, secondi gli algerini di Sonatrac) sarebbe elevata. Così, in attesa di conoscere quale sarà il modello di fusione che ha in mente il ministro dell’Economia (lo dovrebbe esporre fra una decina di giorni), il presidente della Consob, dopo quello dell’Antitrust, avverte il governo sui rischi di una tale fusione.
Con il risultato che l’unico presidente di Authority a sostenere il progetto di fusione è quello dell’Energia, Ortis.
Ed oggi in Parlamento, lo stesso Catricalà dovrebbe tornare ad esporre le sue perplessità alla fusione. Perplessità molto simili a quelle indicate da Cardia: la mancata reciprocità nell’apertura dei mercati ed il rischio di scalabilità da parte delle nuova società delle reti elettrica e del gas.
Le diverse posizioni dei presidenti di Consob ed Antitrust, rispetto a quelle dell’Autorità per l’Energia, rispecchiano fra l’altro le divisioni interne alla maggioranza sull’argomento. I Ds sono contrari alla fusione, o quantomeno vorrebbero che operazioni del genere fossero comuni in Europa. La Margherita è favorevole, al punto che Rutelli avrebbe voluto inserire nel decreto sulle liberalizzazioni le norme che avrebbero potuto dare il via all’operazione. Norme che sono state stoppate da Prodi e Bersani.
Sulle liberalizzazioni avviate dal governo torna a pronunciarsi anche Luca Cordero di Montezemolo. Il presidente di Confindustria dà un giudizio «positivo» sulle liberalizzazioni. Anche se esprime qualche «perplessità su alcuni interventi». In particolare, Montezemolo critica le misure sulle ricariche dei telefonini: «Ci sembra un provvedimento un po’ dirigistico sulle tariffe invece di una vera e propria liberalizzazione». Ed esprime dubbi anche sulle misure che revocano gli affidamenti per l’Alta velocità, in quanto «possono creare ulteriore ritardo su un’opera fondamentale ed urgente per il nostro Paese».