«Anche Consorte e Sacchetti  pattisti occulti nel caso Bpi»

Ci sono anche Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti fra i «pattisti occulti»
che affiancarono Gianpiero Fiorani nell'assalto all'Antonveneta. È quanto
emerge dall'avviso di chiusura dell'indagine sulla fallita scalata della
Banca Popolare Italiana all'istituto di credito padovano: la Procura di
Milano si appresta a chiedere il processo per 84 persone e 9 società. In
testa alla lista l'ex Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, l'ex
amministratore delegato di Bpi Gianpiero Fiorani, l'ex numero uno di Unipol
Giovanni Consorte, il suo vice Ivano Sacchetti, il finanziere bresciano
Emilio Gnutti e l'immobiliarista romano Stefano Ricucci. Le ipotesi di reato
sono, a vario titolo, associazione per delinquere, aggiotaggio, insider
trading, ostacolo all'attività di vigilanza, abuso di informazioni
privilegiate e appropriazione indebita.
In pratica, la tentata conquista della banca veneta sarebbe avvenuta senza
rispettare le normative e sfruttando il concerto occulto di imprenditori e
società vincolati da un patto segreto con Lodi; il tutto con la regia,
dietro le quinte, di Fazio che avrebbe tradito il suo ruolo di arbitro fra i
lodigiani di Bpi e gli olandesi di Abn Amro. In particolare Consorte e
Sacchetti, «quali amministratori Unipol aderivano al progetto di scalata
occulta all'Antonveneta, concordando, per sostenerla, un incremento della
partecipazione di Unipol in Antonveneta, nel comune e non dichiarato intento
di esercitare con gli altri pattisti occulti un'influenza dominante
sull'Antonveneta».
Fazio, invece, «assumeva con Fiorani dapprima l'impegno di ostacolare
Abn-Amro nell'eventuale incremento della partecipazione in Antonveneta
(garantendogli che comunque mai l'avrebbe autorizzata a salire oltre il
12-13 per cento) e successivamente al lancio dell'Opa da parte della stessa
Abn, ritardava il rilascio delle necessarie autorizzazioni, per consentire a
Bpi di proseguire nel rastrellamento occulto».
Fra i pattisti sottotraccia la Procura inserisce anche i fratelli Lonati, il
Presidente del cda di Bpi, Giovanni Benevento, il direttore generale
Giampiero Boni e due immobiliaristi, Danilo Coppola e Luigi Zunino.
Contemporaneamente, è stata fissata per il 20 marzo un'udienza davanti al
gip Clementina Forleo che dovrà valutare la rilevanza di centinaia di
telefonate. Un compito delicatissimo perché le cuffie dei finanzieri hanno
ascoltato i big della Seconda Repubblica: da Massimo D'Alema e Piero
Fassino, da Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Tutti gli avvocati hanno
dunque un mese di tempo per sentire le bobine, in una stanza ad hoc del
Palazzo di giustizia, in modo da poter formulare le loro osservazioni; al
termine della scrematura il gip chiederà a Camera e Senato il permesso di
depositare le telefonate ritenute importanti dei politici. Ora si
definiranno anche le strategie degli imputati: Fiorani è pronto a
patteggiare 3 anni e 6 mesi e a risarcire Bpi con 50 milioni di euro. Stesso
percorso per Gnutti e Ricucci mentre Fazio e Consorte affronteranno il
processo pubblico.
Fra i politici finiti nell'inchiesta l'unico rimasto in questa tranche è il
senatore di Forza Italia Luigi Grillo che avrebbe fatto da tramite fra Fazio
e Fiorani per il passaggio di informazioni riservate. Tutti gli altri
parlamentari coinvolti - da Roberto Calderoli ad Aldo Brancher -
confluiscono in un altro troncone, ancora aperto. Prosegue anche il lavoro
di scavo sulle scalate a Rcs e Bnl.