Anche il «contropatto» Bnl finisce nel mirino della Procura

Gianluigi Nuzzi

da Milano

L’indagine sulla scalata Unipol a Bnl si estende alle operazioni di compravendita compiute dai cosidetti contropattisti sul titolo della banca di via Nazionale nell’ultimo anno. Il pm Perla Lori e il procuratore aggiunto Achille Toro della procura di Roma hanno infatti deciso di passare al setaccio gli acquisti e le vendite del titolo della banca capitolina compiuti proprio dai membri del contropatto dal novembre 2004: il costruttore Francesco Caltagirone (aveva il 4,96 per cento di Bnl), Danilo Coppola (4,92 per cento), Giuseppe Statuto (4,09 per cento), Vito Bonsignore (4,24 per cento), Giulio Grazioli (1,0 per cento) Ettore Lonati (2,48 per cento) e Stefano Ricucci (4,99 per cento).
Con questo obiettivo sono al lavoro due consulenti nominati dalla Procura di Roma. Si tratta degli stessi professionisti che hanno anche seguito la vicenda Antonveneta: sia partecipando a numerosi interrogatori, come quello di Gianpiero Fiorani e dei dirigenti di Bankitalia, sia verificando molti documenti. Ora, ridotto il lavoro su quel fronte, si stanno dedicando alla questione Bnl, analizzando tutta la documentazione via via acquisita, dopo la deposizione del presidente di Bnl Luigi Abete e in seguito all’esposto e alle memorie presentati dagli spagnoli del Bbva. L’obiettivo, in particolare, è quello di verificare se i vari acquisti di titoli Bnl effettuati nel corso del tempo da società controllate e riconducibili ai membri del contropatto siano stati comunicati a Consob e agli organi di vigilanza secondo i dettami e i tempi imposti dalla legge. Secondo indiscrezioni, le verifiche interesserebbero un nutrito numero di società: da quelle del gruppo Caltagirone (Fincal 2000 Spa, Viafin srl, Vianini Lavori, Compact Campania Srl, Capitolium Spa e Finced) a Magiste International Sa e Magiste Spa di Ricucci; Tikal Plaza e Finpaco Project srl di Coppola, per finire con la Gefip Holding Spa di Bonsignore e con la Michele Amari di Statuto.
Ma l’indagine non si ferma qui. A piazzale Clodio interessa anche vederci più chiaro negli acquisti di titoli compiuti da altri soggetti. Per ricostruire meglio l’intera movimentazione sulle azioni Bnl si studiano le compravendite realizzate da altri finanzieri, estranei al controppatto. Due in particolare i nomi che glinteressano gli investigatori: Chicco Gnutti, imprenditore bresciano, già coinvolto a Milano nelle inchieste su Antonveneta e Gian Luigi Simone, vicepresidente di Symphonia Sgr (gruppo Bim). Quest’ultimo in primavera aveva acquistato a titolo personale azioni Bnl per oltre 40 milioni, pari a uno 0,5 per cento derlla banca. Pacchetto che poi sarebbe stato in gran parte smobilizzato prima della fase calda della scalata di Unipol alla banca romana. «Non sono più titoli - ha spiegato a Il Giornale Simone - nella mia disponibilità da molto tempo. Anzi, ho il rammarico di averli venduti troppo presto». L’obiettivo degli inquirenti è quello di capire meglio da chi vennero poi acquistati quei titoli e a quale scopo. Simone, è bene precisarlo, non risulta indagato alla pari degli altri soggetti.
Capitolo a parte, infine, per Chicco Gnutti e per le acquisizioni più recenti di titoli Bnl compiute direttamente dall’imprenditore bresciano o da società bresciane a lui riconducibili. Come Hopa o Fingruppo. Qui gli accertamenti sono giunti a una fase più avanzata. Nemmeno Gnutti è indagato ma la Polizia valutaria sta ricostruendo entità e passaggi di un pacchetto dell’1% di azioni Bnl finito nell’orbita del finanziere bresciano. I titoli sarebbero stati acquistati da Gnutti nel luglio scorso senza però comunicarlo agli organi di vigilanza. L’operazione, qualora verificata, avrebbe portato Gnutti, che attraverso Hopa già deteneva più del 4% della banca, a superare la soglia del 5 per cento.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it