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Gian Maria De Francesco

da Roma

La frenesia da spoil system ha caratterizzato i primi mesi di vita del governo Prodi. Le poltrone pubbliche sono state occupate in tempi rapidissimi defenestrando gli amministratori insediati dal precedente esecutivo di centrodestra.
A pochi mesi di distanza, però, nell’Unione inizia a levarsi qualche voce contraria alla procedura di lottizzazione sistematica.
È il caso del presidente della commissione Finanze del Senato, il diessino Giorgio Benvenuto, che lo scorso 8 novembre ha presentato un’interrogazione al premier Prodi e ai ministri della Funzione pubblica Nicolais e dell’Economia Padoa-Schioppa riguardante la procedura di revoca di Raffaele Perna, il presidente dell’Aran (l’agenzia governativa che si occupa della contrattazione dei dipendenti pubblici).
Il documento dell’ex leader della Uil è una sintesi di richiami allo spirito del programma, di accenni agli ultimi incidenti giudiziari come il caso Cognetti («recenti pronunzie della giustizia hanno annullato provvedimenti con grave danno per l’immagine e la credibilità dell’esecutivo») e di un riconoscimento per l’attività di Perna, uomo di «significativo profilo istituzionale».
La sortita di Benvenuto non è di poco conto e ha un doppio risvolto. In primo luogo, prende corpo un malumore diffuso in ambienti centristi e riformisti dell’Unione per i metodi seguiti nel ricambio dei vertici degli enti statali. In seconda istanza, invece, bisogna sottolineare che il senatore diessino, elencando i meriti di Perna, è andato oltre la logica di schieramento.
Il presidente dell’Aran, infatti, è stato capo di gabinetto dell’ex ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini (Udc).
Benvenuto ha quindi manifestato quel tipo di sensibilità filo-centrista per mezzo della quale molti esponenti della maggioranza vorrebbero dare vita alla «fase due» di governo.
La legge Frattini sullo spoil system consente sostituzioni fino a 6 mesi dalla fiducia al governo e, quindi, il ministro Nicolais dovrà fare presto. Il titolare della Funzione pubblica sarebbe disposto a cedere alle pressioni di Cgil e Cisl e nominare un dirigente gradito ai sindacalisti. Salvo dietrofront.