Anche Fassino non ne può più «Prodi deve cambiare rotta»

Il segretario dei Ds attacca il premier poi fa retromarcia: volevo dire «passo»

Laura Cesaretti

da Roma

È già sera quando Piero Fassino cerca di attutirne l’impatto («Ho chiesto un cambio di passo, non di rotta»), ma la sua bordata al governo Prodi ha già avuto un effetto deflagrante. Tanto che la stracca tenzone sul Partito democratico che avrebbe dovuto essere al centro del Consiglio nazionale della Quercia è finita in secondo piano, gli attacchi al segretario degli oppositori interni e la burocratica difesa d’ufficio che un D’Alema sottotono ha fatto del progetto fusionista con la Margherita sono stati oscurati.
Fassino è il leader del principale partito della coalizione, ed era inevitabile che la sua requisitoria lasciasse il segno. E il segretario non ci è andato certo leggero, nella sua relazione d’apertura al parlamentino ds: la Finanziaria, pur avendo un «impianto ambizioso e robusto», ha «suscitato manifestazioni di disagio e di protesta, incrinando il rapporto del governo con il Paese». Ora va archiviata col voto di fiducia, ma subito dopo occorre «imprimere una significativa e sensibile correzione di rotta all’azione del governo», perché «senza un radicale mutamento degli indirizzi della politica economica, della spesa sociale e della finanza pubblica l’Italia non ce la fa». Quel «radicale mutamento», per Fassino, si chiama «fase due», il «varo immediato di un’agenda di riforme che incida sulle fragilità strutturali del Paese» e che sappia ridare al governo quella «missione» di cui, ricorda il leader ds, «Ciampi fu il primo» a denunciare l’assenza.
Il testo fassiniano era stato limato per giorni, le frasi - pesanti - erano state stampate e distribuite ai giornalisti: di certo il suo avvertimento a Palazzo Chigi non è stata una voce dal sen fuggita ma una scelta meditata. Subito rimbalzata con fragore dentro la maggioranza. Tanto più che è piovuta in un’altra giornata nera per il governo, con Romano Prodi costretto a giocare in difesa e a fare autocritica sulla Finanziaria («Ci sono stati errori, la rifarei uguale ma diversamente») e a incassare nuovi fischi, e con l’ennesimo sondaggio da suicidio sfornato da Repubblica.
Dentro l’Unione l’offensiva di Fassino veniva letta come un messaggio al premier: così non possiamo permetterci di andare avanti, c’è una «mancanza di regia politica» (denunciata ieri dal ministro Damiano) che va sanata in fretta perché altrimenti gestire liberalizzazioni, riforma delle pensioni, della Pubblica amministrazione in un clima di scontro sociale sarà impossibile. «I ds sembrano prepararsi a una richiesta di rimpasto, con Fassino candidato a gestire in prima persona la “fase due”, imprimendo al governo una svolta “riformista” a destra», traducevano allarmati dentro Rifondazione. Gli uomini vicini al segretario stemperano, ma non del tutto: «Fassino al posto di Padoa-Schioppa? Ci sarebbero passaggi politici, istituzionali e anche interni al partito molto difficili da gestire per arrivarci». Però, ammettono, il segretario ha la chiara intenzione di «affermare il ruolo dei ds come pilastro di questo governo, per rilanciarlo, e si è assunto in prima persona il compito di suonare la sveglia a Prodi». Il quale non deve aver gradito, tanto che a sera Fassino cerca di rassicurare: «La rotta delineata è giusta, il problema è come la si gestisce». Ma il disagio ds resta palpabile, anche al di là delle divisioni interne. C’è Mussi che critica i tagli alla ricerca: «Siamo l’unico Paese al mondo dove questa spesa scenderà: non voglio creare problemi al governo, ma ancor meno ne voglio creare al Paese». Caldarola attacca: «C’è una crisi politica tra governo, centrosinistra e gran parte del nostro mondo, un’ostilità crescente che mette in discussione il rapporto tra governo e società». La causa? «C’è qualcosa che non funziona nel manico». E D’Alema? Lui il governo lo difende: non è poi così male se, dice, «tanto velocemente siamo tornati a essere il crocevia» della politica internazionale. Ossia quella che gestisce lui. Sul resto, assicura, c’è «perfetta identità di vedute» con Fassino.