Anche Finmeccanica costruirà il caccia Usa di terza generazione

Firmata ieri a Washington l’intesa. Per l’Italia, ritorni industriali stimati in 11 miliardi e in 10mila posti di lavoro

da Milano

L'Italia ha firmato il «memorandum of understanding» (accordo preliminare) con gli Stati Uniti per la prosecuzione del programma multinazionale per il caccia Joint strike fighter, al cui progetto industriale partecipa il gruppo Finmeccanica (più 2,2% ieri in Borsa), guidato da Pierfrancesco Guarguaglini. L'intesa è stata siglata a Washington dal sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri. L'acquisizione dei velivoli comporterà per l'Italia un impegno stimato in circa 11 miliardi di dollari, a fronte del quale si mira a ritorni industriali in misura pari al 100%.
L'accordo per la prosecuzione del programma, guidato dal punto di vista industriale dalla Lockheed Martin, è già stato sottoscritto da Stati Uniti, Paesi Bassi, Canada, Australia, Regno Unito, Turchia e Norvegia. «L'adesione dell'Italia alla prosecuzione del programma Jsf - ha detto Forcieri durante la cerimonia al Pentagono - rappresenta un segno tangibile dell'importanza della cooperazione transatlantica». «L'Italia ripone grandi aspettative nelle soluzioni tecniche e di programma in sviluppo» con la fiducia che si sapranno «mantenere le previsioni, non solo per le capacità operative, ma anche in relazione al controllo dei costi, sostenibilità finanziaria e trasferimenti tecnologici. Di fondamentale importanza - ha sottolineato - è la cooperazione tra le industrie dei due Paesi, già molto stretta e strategica e che ci aspettiamo possa essere ulteriormente sviluppata, anche per dar corso alla realizzazione di un “footprint” logistico europeo dell’F-35, che, ormai chiaramente delineato, contiamo possa essere quanto prima avviato, in particolare con la realizzazione della “faco” (linea finale di assemblaggio e check out) in Italia, che è, assieme a un adeguato trasferimento di tecnologia, fondamentale per la prosecuzione della nostra partecipazione al programma, il quale deve andare avanti senza incertezze, con grande stabilità».
Sono attesi, si legge in una nota, incrementi occupazionali proporzionali ai volumi in gioco. Per la sola produzione delle ali del velivolo, già a partire dal 2008 e fino al 2014 (prima quindi dell'avvio della fase di piena produzione), si prevedono attività che potrebbero sviluppare un volume di risorse dirette crescenti fino a circa 2.000 posti di lavoro, con un esteso coinvolgimento di piccole e medie imprese. In prospettiva globale - conclude la nota - si può affermare che la partecipazione dell'Italia al programma Jsf comporterà il progressivo coinvolgimento di un numero sempre più elevato di risorse dirette e indirette», fino «a superare, a regime, le 10mila», di cui il 40% nel Nord e il 60% nel Centro-Sud, che negli anni 2015-2025, «dovrebbero essere altrimenti dismesse a seguito della progressiva riduzione delle attività produttive e di ingegneria del programma Eurofighter».