Anche il fisco gli presenta il conto

Avuta la semilibertà tornò in cella per molestie a ragazzina

All'interno del penitenziario, Lorenzo Bozano sembra traasformarsi. Si comporta in maniera irreprensibile. Si diploma e avvia una nuova attività: crea un allevamento di polli. Ottiene la semilibertà. Ma poi commette un altro errore. E perde anche il diritto alla semilibertà perché viene scoperto a palpeggiare una ragazzina. Adesso Bozano è in carcere, e dalla sua cella attende con ansia le prossime novità sul caso, che l'avvocato Marazzita svelerà a fine mese. Lui, intanto, continua a proclamarsi innocente, e attende la riapertura del caso.
Ma non sono solo i reati penali a tormentarlo. Nell’agosto del 2004 è il fisco a bussare alla porta della sua cella, per presentare un altro conto. Lo Stato vuole 170 mila euro da lui. Un accertamento fiscale fatto dalla guardia di finanza nel 1996 avrebbe accertato irregolarità contabili ed evasioni fiscali della società agricola «Ovoelba», l’azienda avicola di cui Bozano era titolare. Le irregolarità sarebbero state commesse tra il 1992 e il 1996, ma Bozano respinge le accuse e si oppone al pagamento della somma. Gli accertamenti della finanza avrebbero evidenziato errori di vario tipo, più per ingenuità che per volontà di Bozano di sottrarre soldi all’erario. Lo Stato aveva anche pignorato i circa 300 euro mensili percepiti da Bozano come detenuto-lavoratore, ma il suo legale, l’avvocato livornese Gabriella Marraffa, ha ottenuto che il pignoramento riguardasse solo un ottavo della somma percepita, per evitare di sottrarre a Bozano il reddito minimo vitale.
L’ultima condanna subita invece da Lorenzo Bozano per reati sessuali risale a cinque anni fa. Nel febbraio 2001 la corte d’appello di Firenze aveva inflitto due anni di reclusione all’ergastolano Lorenzo Bozano, per molestie sessuali commesse su una ragazzina di 13 anni, nel periodo in cui si trovava in licenza premio. L’episodio è avvenuto a Livorno nell’estate del 97. L’assassino di Milena Sutter, con una scusa, aveva «perquisito» la studentessa che con il fratellino stava andando allo zoo. Per discolparsi disse che aveva sentito parlare di una spacciatrice che si aggirava nella zona, assieme a un bambino. Fingendosi «poliziotto» era intervenuto, toccando la ragazzina per cercare la droga, ma solo per fini di giustizia. Il tribunale di Livorno nel dicembre ’99 lo condannava a 2 anni. La corte d’appello ha confermato la pena al biondino della spider rossa, difeso da Salvatore Bottiglieri e Gabriella Maraffa, che avevano annunciato ricorso in Cassazione. L’imputato, detenuto a Porto azzurro, non era in aula.