Anche la gioia si mette in posa

Rinnovato nella forma, con un percorso che alle foto accosta slide-show e proiezioni con sottofondo musicale. Ridimensionato negli spazi, con una maggiore concentrazione di eventi e un minore numero di sedi, per evitare la dispersione di pubblico e attenzione. «Classico» - o quasi - nella scelta del tema, che tra filosofia e arte, essenza e apparenza, indaga La gioia: visioni e rappresentazioni, portando in pubblico il privato modo di pensare e «sentire» degli artisti. Ricchissimo nella selezione degli autori, per offrire una panoramica sulla fotografia contemporanea internazionale, con star come Nan Goldin, Don McCullin e Guy Tillim. Si presenta così l’ottava edizione di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma, che fino al 2 agosto, propone un ricco programma di mostre ed eventi in più sedi, concentrando, per la prima volta, la maggior parte degli appuntamenti, in un unico spazio, Palazzo delle Esposizioni, senza trascurare la tradizionale «ramificazione» con esposizioni in Accademie, gallerie e biblioteche. «Abbiamo riunito la maggior parte degli eventi in un unico luogo - spiega Marco Delogu, direttore artistico del festival - sia per venire incontro alla gente, perché più sedi significa più costi per i visitatori, che per evitare quel gigantismo che, in passato ci ha caratterizzato ed è spesso stato oggetto di critiche». Un festival più «raccolto» quindi, che, non a caso, focalizza l’attenzione dell’evento portante, a Palazzo delle Esposizioni appunto, su un soggetto intimo, La Gioia, con una collettiva di oltre trenta fotografi, che ne hanno illustrato la loro visione emotiva con proiezioni e video. «L’argomento apparentemente banale - prosegue -attraverso la fotografia si rinnova, fermando attimo e perché del momento creativo». La mostra, nata da un «call for proposal» sul web, fa incontrare e confrontare più artisti internazionali, tracciando profilo - e orizzonte - di un’intera generazione di autori, dal giapponese Rinko Kawauchi, per la prima volta a Roma, all’americano Gus Powell, dal sudamericano Alejandro Chaskielberg al polacco Kuba Dabrowski, da Filippo Romano al tedesco Jorg Brueggermann. A impreziosire il percorso del Festivalè la presenza della vincitrice dell’Hasselblad Award 2007, Nan Goldin, con la video-istallazione Heartbeat - suggestiva sequenza di scatti dedicati a figure di amici e amanti su colonna sonora di John Tavener - e di Don McCullin, che espone in anteprima il suo ultimo lavoro, «Roman Frontiers», sulle testimonianze dell’Impero Romano ai suoi confini estremi. Grande attenzione, come sempre, è dedicata alla città. La «Commissione Roma - Anno VII», che ogni anno affida a un fotografo un personale «racconto» fotografico della Capitale, quest’anno ha come protagonista il sudafricano Guy Tillim con «Roma città di mezzo», dove «mezzo» è il confine sottile tra monumentalità di storia e architetture e la vita quotidiana. La città multietnica, invece, è oggetto di «Roma occulta» dell’ecuadoriano Giovanni Verdezoto, vincitore del Premio IILA 2008, per la giovane fotografia sudamericana. Esposti pure gli scatti selezionati per l'edizione 2009, vinta dal panamense Josè Manuel Catrellòn, che sono proiettati a Palazzo delle Esposizioni e proposti nella mostra «Corazòn despierto» in Istituto. A Palazzo delle Esposizioni, anche, «The Photographer» di Gerard Rancinan, con i ritratti dei più noti fotografi viventi - visibile fino al 15 giugno - e «Dall’anima al corpo. Viaggio nel Caucaso Russo» di Davide Monteleone. Fino al 31 maggio, inoltre, è prevista una non-stop di fotografia con letture e incontri con curatori, fotografi e photo editor. Tra i progetti lanciati dal festival «In between - 60 ore a Roma»: 30 fotografi racconteranno Roma, nella fascia tra l’anello ferroviario e il Gra. I lavori saranno presentati il 6 giugno.