«Anche giovani e donne nel Patto del lavoro»

Letizia: «Un Osservatorio con sindacati e atenei». Sì della Cisl, ma la Cgil frena

Sabrina Cottone

Rilancia un nuovo Patto del lavoro, difende i risultati della legge Biagi e propone un Osservatorio permanente per costruire nuove strategie di occupazione. Letizia Moratti, candidato sindaco della Casa delle libertà, si appella a tutti i sindacati, Cgil inclusa, e spiega di voler trasformare la città in un luogo in cui testare ciò che accade e inventare soluzioni pilota. «Milano può essere un laboratorio nazionale per le nuove politiche dell’occupazione e del lavoro» dice il ministro dell’Istruzione a un convegno sui risultati della legge Biagi ospitato nei saloni dell’Umanitaria, al quale hanno partecipato il ministro del Welfare, Roberto Maroni, il sindaco, Gabriele Albertini, oltre che numerosi esponenti sindacali, da Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl, a Onorio Rosati, segretario della Cgil milanese.
«Occorre estendere il Patto a categorie come i giovani e le donne» propone Moratti, che ricorda come grazie a queste formule innovative l’occupazione sia cresciuta del 4 per cento lo scorso anno. Lei pensa a forme di concertazione territoriale che coinvolgano le parti sociali e creino un ponte tra la formazione e il mondo del lavoro. «A Milano è possibile creare un Osservatorio che fotografi il mercato e realizzare il maggior raccordo possibile tra domanda e offerta, invitando al tavolo anche le Università, oltre che le imprese e il sindacato». I compiti dell’Osservatorio, secondo Moratti, dovrebbero essere essenzialmente tre: fotografare la situazione esistente, far incrociare domanda e offerta, istituire un coordinamento comunale, di concerto con gli altri enti, per la formazione professionale.
La filosofia è andare avanti «con spirito riformatore, senza bandiere, secondo l’insegnamento di Marco Biagi». La conclusione: «Con questa cabina di regìa è possibile migliorare la legge Biagi, utilizzando anche strumenti finora non utilizzati». Ma se la Cisl è d’accordo («la precarietà esisteva prima della legge Biagi» dice Bonanni), la Cgil non è ancora convinta. Rosati frena: «Prima di ragionare sul futuro, è necessario avere dati condivisi sulla sperimentazione della legge Biagi».
Albertini rivendica la crescita dell’occupazione avvenuta durante il suo mandato: «Abbiamo creato centinaia di migliaia di posti di lavoro. In occasione dei primi Stati Generali, uno studio internazionale quantificò il nostro intervento in 137 mila nuovi posti di lavoro. Sono passati un po’ di anni. Oggi sono molti di più. E continuano a crescere». A questo proposito il sindaco ricorda il primo Patto del Lavoro e rende omaggio all’ispirazione arrivata dal giuslavorista assassinato: «Pensando alle fasce deboli, Milano ha inventato il Patto per il Lavoro. Siamo stati fortunati, perché abbiamo avuto un consulente come il professor Marco Biagi. Grazie a lui, siamo divenuti un punto di riferimento nel processo riformatore che ha ridisegnato le regole del mercato del lavoro».