Anche i bambini affrontano il trapianto di reni

Ignazio Mormino

Anche i bambini affrontano e superano il trapianto di rene. Ce lo conferma la professoressa Luisa Berardinelli, che dirige l’Unità operativa di chirurgia vascolare e trapianti di rene del Policlinico. «Dal 1969, anno in cui abbiamo iniziato i trapianti, ad oggi, abbiamo impiantato un nuovo rene in 321 bambini, su un totale di 2.600 interventi. Questa è la più alta casistica italiana, di cui siamo orgogliosi». Quello del Policlinico è fra i Centri di trapianto più apprezzati in Italia e all’estero. Ha scambi di esperienze e di studi con Centri in tutto il mondo (da Amburgo a Chicago) e una bassissima percentuale di rigetti: «Fino al 1982 perdevamo ogni anno il 25 per cento dei reni, oggi superiamo di poco il due per cento». Merito non soltanto della ciclosporina («ma oggi si tende a garantire le difese immunitarie con un’associazione di farmaci»). Luisa Berardinelli è succeduta, nella direzione del Centro, al professor Vegeto (entrambi sono stati allievi di un maestro come Malan). Ricorda che Niguarda ha iniziato i trapianti nel 1973, col contributo del Policlinico; poi sono stati inaugurati i trapianti rene-pancreas del San Raffaele.
In passato, il Policlinico superava i 100-120 trapianti di rene l’anno. Nel 2005 - dal primo gennaio ad oggi - è arrivato a 56 «ma non ci importano i numeri, visto il ruolo pionieristico che abbiamo avuto in questo importantissimo settore». Il Centro si affida a cinque chirurghi, a un nefrologo, a infermieri specializzati. I soggetti da sottoporre a trapianto vengono selezionati e preparati scrupolosamente. Le loro età variano dai due ai 70 anni. Il Padiglione Zonda (che fu il «regno» di Malan e della sua scuola) è stato trasformato e rimodernato perché diventasse un punto di riferimento internazionale, e ciò è avvenuto.