Anche i dipendenti della Fincantieri buttano in mare la Cgil

Nel suo piccolo, è una specie di marcia dei 40mila. Perché affiggere nelle bacheche degli stabilimenti di Fincantieri volantini in cui si elogiano l’azienda e il suo contratto integrativo, firmarlo e chiedere di fare altrettanto a tutti i lavoratori, è una svolta epocale. Soprattutto, se a sottoscrivere i volantini sono i dipendenti del colosso italiano della cantieristica che andranno in cassa integrazione, complice la crisi economica e la riduzione degli ordini di navi, soprattutto nel settore civile. «Perché - scrivono i 101, per ora - ci interessa di più la garanzia che rientrando dalla cassa, tutti noi troveremo il nostro cantiere dove l’abbiamo lasciato». La carica dei 101 firmatari (ma altri se ne stanno aggiungendo) è una lezione di realpolitik soprattutto ai sindacalisti della Fiom, i metalmeccanici della Cgil, che, ancora ieri, di fronte alla firma del contratto integrativo aziendale, sottoscritto da Fim-Cisl e Uil-Uilm e apprezzato anche dall’Ugl metalmeccanici, hanno reagito nel più scontato dei modi: oggi due ore di sciopero nei cantieri del gruppo. Eppure, l’integrativo fortemente voluto dall’amministratore di Fincantieri Giuseppe Bono - che è tutt’altro che un padrone delle ferriere, ma un manager attento a relazioni sindacali e ricadute sociali - porta nelle tasche dei lavoratori un premio di risultato di 1500 euro «che si aggiunge al pregresso», oltre a disciplinare una serie di diritti, dai ticket restaurant alle spese di viaggio per i corsi di formazione. Provocatoriamente ma non troppo, la Uilm ha predisposto un modulo dedicato ai duri della Fiom-Cgil di Guglielmo Epifani (nella foto), in cui i dipendenti dichiarano: «Con la presente sono a richiedere a codesta Direzione del personale che non mi vengano applicate le ricadute economiche e normative previste dall’accordo integrativo sottoscritto da Fim, Uilm e Fincantieri in data primo aprile 2009». I soldi in più in busta, è bene chiarirlo, non sono un pesce.