«Anche i divorziati risposati vengano in Chiesa»

Lettera di Tettamanzi alle coppie in via di separazione o nuova unione

Lasciate che i divorziati vengano in Chiesa. È il senso della lettera del cardinale Dionigi Tettamanzi «agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione». A tutti, anche a coloro che sono divorziati e risposati civilmente, è rivolto l’invito dell’arcivescovo a partecipare alla messa e alla vita della comunità cattolica. Ai divorziati che hanno contratto una nuova unione non è consentito fare la comunione e però, scrive il cardinale, «la vita cristiana ha certo il suo vertice nella partecipazione piena all’Eucarestia, ma non è riducibile soltanto al suo vertice». Insomma, anche le coppie “non in regola” sono benvenute in Chiesa.
Il testo (dal titolo Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, che cita il Salmo 34) è destinato a far discutere, perché è rivolto non solo ai fedeli ma anche (o soprattutto) ai sacerdoti della Diocesi. «Un canale privilegiato potrà essere il dialogo con i vostri sacerdoti» scrive il cardinale, ben sapendo che non sono pochi i casi in cui coppie in situazioni non regolari si sono sentite allontanare proprio dal prete della propria parrocchia. Il tema è al centro di un dibattito teologico, molte chiese ospitano riunioni delle Famiglie separate cristiane e il cardinal Tettamanzi mette nero su bianco le regole che riguardano la comunione per i separati: «È chiaro che i coniugi in crisi o semplicemente separati possono regolarmente accostarsi alla confessione e alla comunione. Lo stesso si deve dire per chi ha subito ingiustamente il divorzio». Fino al passo che riguarda i divorziati (anche per propria scelta) risposati: «È errato ritenere che siano esclusi da una vita di fede e di carità effettivamente vissuta all’interno della comunità ecclesiale».
I dati sui divorzi sono allarmanti per la Curia. Dopo anni di sostanziale stabilità, il 2006 ha segnato un’impennata del 25 per cento nel numero dei divorzi a livello nazionale. E quel che più preoccupa gli osservatori cattolici è che il matrimonio religioso non è un deterrente alla decisione di sciogliere definitivamente il matrimonio. Spiega il professor Pietro Boffi, responsabile dell’ufficio studi del Cisf (Centro internazionale di studi familiari): «Un matrimonio su tre incontra problemi che portano alla separazione. Il fenomeno delle separazioni e dei divorzi colpisce in modo uniforme i matrimoni religiosi e civili, anzi in alcuni casi sembrerebbe che il tasso di separazioni sia più alto nei matrimoni religiosi. In ogni caso non si può assolutamente dire che il matrimonio religioso garantisca di più, probabilmente perché spesso non si fonda su una solida base religiosa». Anche Boffi si dice sorpreso dall’impennata nel tasso dei divorzi del 2006: «In un anno vi è stata una crescita pari a quella del decennio precedente. È probabile che anche in Italia si stia consolidando il passaggio dalle separazioni ai divorzi. In passato circa il 50 per cento delle separazioni non si trasformavano in divorzi, adesso la situazione sta cambiando».