Anche i medici bocciano i ticket della Turco

da Roma

«Una misura equa». «Un boomerang sulle persone più indifese». Il botta e risposta tra il ministro della Salute Livia Turco e il sindacato della Cisl dei medici è solo un esempio della bagarre scoppiata da tre giorni dopo l’introduzione del ticket sul codice bianco per la prestazioni di pronto soccorso e sulle visite specialistiche, così come deciso nella legge finanziaria. In un’intervista alla Repubblica il ministro ha difeso la tassa del pronto soccorso: solo così si ha una sanità davvero di sinistra, «di qualità e competitiva». È una misura che «capisco che possa colpire l’opinione pubblica - ha ammesso la Turco - ma perché non dire che per la prima volta in assoluto nella storia di questo Paese il servizio sanitario potrà contare su tre anni di risorse certe?». Oltretutto, ha aggiunto, «non si tratta nemmeno di una novità, visto che la misura era già applicata in dodici regioni».
Le critiche stanno piovendo dall’opposizione, come ovvio, da qualche frangia della maggioranza, circostanza meno scontata, ma, quel che più preoccupa, da chi lavora sul campo: medici e associazioni. Il ticket «di equo non ha proprio niente - protesta il segretario generale della Cisl medici, Giuseppe Garraffo - è un’ingiusta e ulteriore tassa, è un boomerang sull’ammalato, che comunque, allo stato attuale, non trova se non all’interno dell’ospedale risposta ai suoi pur piccoli problemi o disagi di salute».
«È un prelievo senza partita. Il ministro riveda questa tassa iniqua», grida allo scandalo l’associazione Cittadinanzattiva-Tribunale del malato. Il riferimento è in particolare alla tassa di dieci euro sugli esami specialistici: soprattutto se bisogna farne «in numero limitato, ricorrerà più conveniente ricorrere al privato». Telefono blu denuncia: «I venticinque euro per i codici bianchi al pronto soccorso non sono alla portata di tutti».
Così protestano le associazioni. Ma stanno scoppiando malumori non solo negli ospedali. «I ticket al pronto soccorso sono stati introdotti solo per fare cassa - attacca Silvio Viale, della direzione nazionale della Rosa nel pugno -. Il ministro farebbe meglio ad ammetterlo, risparmiandoci certi moralismi sul “ricorso improprio al pronto soccorso”».
L’opposizione protesta compatta: «Mi chiedo come si comporteranno gli operatori di pronto soccorso della Calabria - ipotizza Maurizio Gasparri, di An - al cospetto di un paziente con un sospetto infarto. Cosa gli diranno nell’eventualità che i dolori non siano legati al cuore? Lo sa il governo che c’è gente al sud che non può permettersi di pagare questo balzello?». Il centrosinistra «dice di salvaguardare le fasce deboli del Paese, ma estorcono denaro senza nessun criterio e senza guardare in faccia a nessuno». Le difficoltà che stanno incontrando gli ospedali di tutta Italia «per l’introduzione del ticket del pronto soccorso - avverte Chiara Moroni, vicepresidente dei parlamentari di Forza Italia - sono la conferma che la manovra finanziaria, tutta tasse, voluta dall’Unione è fatta male e non produrrà risultati».
La Uil Sicilia ha invece una proposta per per arginare il caos di questi giorni negli ospedali dovuto alle novità sui pagamenti e per «aggirare» il ticket: i codici bianchi potrebbero essere dirottati «alle guardie mediche, che affiancherebbero il pronto soccorso. I cittadini non pagherebbero così il ticket».