Anche i no global contro Pericu: «Peggio di Cofferati»

Paola Setti

Finisce con Forza Italia e Lega Nord che difendono i no global e i Ds che invece li vogliono far allontanare dall’aula con la forza. Con i no global a urlare «fasciti» e «Giuseppe Pericu è peggio di Sergio Cofferati» e Mario Margini il braccio destro del sindaco a urlare «Sgomberateliii».
Sala rossa di palazzo Tursi, ieri pomeriggio. Il consiglio comunale va in scena a parti invertite. Si parla dei cento rumeni che il Comune ha sgomberato da una palazzina fatiscente in via del Laminatoi a Campi e una trentina di Disobbedienti son venuti qui incattiviti a chiedere che fine abbiano fatto, visto che Tursi ha mandato prima la forza pubblica a sgomberarli e solo dopo i servizi sociali a occuparsene, peccato che fosse troppo tardi e là dentro fossero rimasti in due. È il putiferio: i centri sociali calano uno striscione in aula, la polizia municipale cerca di toglierlo a forza, Rifondazione grida al regime che «un intervento così dei vigili sul pubblico non si è mai visto», An esprime solidarietà alle forze dell’ordine perché sente un disobbediente dire a un agente «ti spacco la faccia». Tutti se la prendono con il presidente dell’assemblea Emanuele Guastavino e in effetti. Prima rifiuta di sospendere la seduta, sarà che la proposta la fa Guido Grillo di Forza Italia e la sostiene Edoardo Rixi della Lega Nord. Poi lascia parlare Patrizia Poselli di Rifondazione anche se non potrebbe ma toglie la parola a Beppe Costa di Forza Italia. Infine trascina lo scontro perché non si decide a dire ai no global quando il consiglio comunale parlerà delle sorti dei rumeni scomparsi chissà dove, anzi «nei sottoscala della nostra opulenta società» per dirla con Maria Rosa Biggi, Margherita.
In principio è Rifondazione. Poselli pare il compagno Marco Nesci dei bei vecchi tempi, quando in Regione si scagliava contro Sandro Biasotti e la sua giunta di centrodestra: «Al signor sindaco chiedo se prima di sgomberare intere famiglie da una palazzina magari per farci un parcheggio si è preoccupato solo dei benpensanti o ha fatto tutto ciò che poteva e doveva per risolvere come tale un problema sociale. Ciò che abbiamo visto finora ci indigna». Il signor sindaco non c’è, risponde l’assessore Giuseppe Veardo: «Abbiamo agito su indicazione della Asl». Il centrodestra ringrazia Pericu. «Per una volta si è comportato in modo esemplare» dice Rixi mostrando le foto dello stabile di via dei Laminatoi, degrado, rifiuti e un’intero piano destinato a latrina. «Vorrei la stessa sollecitudine in altri casi, per esempio con il Buridda» incalza Gianni Bernabò Brea di An beccandosi i fischi dei no global. Loro sono arrivati in ordine sparso, Matteo Jade dei Disobbedienti, Manuel Chiarlo del Buridda, Heidi Giuliani la mamma di Carlo. Dice lo striscione: «La vostra politica sulla città, rispondere polizia alla povertà». Loro urlano: «Vergogna! Fasciti!». Mentre parla c’è un riflesso blu che disegna un’aureola sulla testa di Guastavino ma lui è indiavolato: «Togliete lo striscione o vi faccio gomberare!». Segue un tiro alla fune, manifestanti di qua-vigili di là ma lo striscione resta lì.
Margini perde le staffe: «Sgomberateli» dice ai vigili sempre più perplessi. «Questa è la casa dei cittadini» ribatte Jade. «Dei cittadini, non solo vostra» si scalda l’assessore. «Almeno Cofferati ci mette la faccia, voi agite di nascosto» e via così sfiorando la rissa. «Diteci che farete un consiglio comunale ad hoc e ce ne andiamo» protestano i protestanti. «Io non accetto ricatti» avverte Guastavino. Infine l’accordo: togliete lo striscione e fra venti giorni avrete la discussione in consiglio. Pare finita così e invece è solo l’inizio. «Case per tutti» è la campagna che sta per partire. «Genova è studiata per ospitare un milione di persone e invece ci son case per 600mila, perché il Comune lascia tutto al mercato immobiliare» attacca Jade. La prossima volta, annunciano, le case se le andranno a prendere da soli, occupandole. Lo slogan: «Meno banche per le Coop, più case per tutti». Signore e signori, ecco a voi il centrosinistra.