Anche i Pm di Milano a caccia di tangenti sui fondi neri Siemens

Schierati 4 magistrati, manager indagati. L’inchiesta è partita da un’autodenuncia del gruppo: il presidente Von Pierer si dimette

da Milano

L’inchiesta sulle tangenti Siemens pagate in Italia raddoppia: dopo Bolzano che indaga sull’acquisizione di Italtel si apre infatti un fronte milanese con già diversi manager indagati. Da quanto ricostruito dal il Giornale il procuratore capo di Milano Manlio Minale di recente ha deciso di rinforzare il pool di investigatori e ha affidato l’inchiesta a ben quattro sostituti. Capitanati dall’esperto Francesco Greco, stanno sviluppando l’indagine sull’utilizzazione dei fondi neri del gruppo tedesco nel nostro Paese. Greco è affiancato dai sostituti procuratori Eugenio Fusco e Carlo Nocerino, gli stessi Pm dell’inchiesta sul crac Parmalat, e dall’esperta in reati fiscali Laura Pedio.
Le ipotesi iniziali di reato in quest’indagine sono quelle di falso in bilancio, fatturazioni per operazioni inesistenti e false comunicazioni sociali. L’obiettivo è di individuare i pagamenti illegittimi per aggiudicarsi commesse, aziende e per fare utili in Italia e all’estero. All’orizzonte, quindi, il sospetto che dietro le centinaia di consulenze pagate tramite conti esteri e società offshore ora nel mirino possano mimetizzarsi tangenti. Di certo lo scandalo non ha lasciato indenne il colosso tedesco: ieri sera il presidente Heinrich Von Pierer, al timone del gruppo da 12 anni, ha annunciato che cederà il testimone a Gerhard Cromme il 25 aprile. Il manager ha escluso in una nota legami tra le dimissioni e le inchieste in corso.
Allo stato gli approfondimenti dei magistrati avrebbero già rilevato mazzette pagate per affari di Siemens compiuti all’estero. L’inchiesta, avviata in silenzio dopo la presentazione un’autodenuncia a seguito della maxi inchiesta di Monaco, è iniziata circa due mesi fa. L’esposto è firmato dai manager di una società del gruppo che hanno allegato un rapporto riservato interno all’azienda, un durissimo audit interno stilato nel 2006. Con l’elenco delle società offshore che servivano per le triangolazioni di denaro e l’ipotesi finale di false fatturazioni. Quanto basta per determinare le iscrizioni nel registro degli indagati. Subito dopo la presentazione del report le Fiamme Gialle del nucleo di Milano si sono recate a più riprese negli uffici milanesi del colosso tedesco, acquisendo scatoloni di documenti con i resoconti ufficiali della contabilità.
Negli stessi giorni Francesco Greco aveva avviato diversi contatti per coordinarsi con il procuratore di Bolzano Cuno Tarfusser e con i magistrati di Monaco. Due indagini che temporalmente non si sovrappongono. Bolzano indaga su presunte tangenti versate a personaggi italiani per la cessione di Italtel a Siemens e per i diversi affari compiuti fino al 1999 quando la telefonia mobile finì ai tedeschi. Il pm Greco e gli altri sostituti stanno passando al setaccio consulenze finte o gonfiate a partire dal 2000 sino al 2006.
Che sia poi un’inchiesta transnazionale lo dimostrano anche i contatti avviati dalla Procura di Milano sia con i colleghi svizzeri che hanno aperto un procedimento per riciclaggio su tangenti Siemens triangolate in Ticino, sia con i Pm di Monaco che stanno verbalizzando numerose confessioni dei manager arrestati a fine 2006.
Greco avrebbe già compiuto una missione in Svizzera per svolgere attività di indagine e confrontarsi con i colleghi. Sembra infatti che a livello europeo Siemens utilizza, secondo quanto finora scoperto, tre sistemi di conti correnti intestati a prestanomi. Uno a Innsbruck utilizzato per le tangenti «minori» ovvero per 140-150 miliardi di vecchie lire e per vicende legate agli anni ’90, un altro comparto era quello che si sviluppava a cascata dal deposito di Salisburgo ben più consistente (oltre i 420 milioni di euro di tangenti finora emerse) e poi il cosiddetto «sistema del Ticino» ancora in fase di ricostruzione.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it