Anche per i posti di seconda fila è sfida tra Quercia e Margherita

I Dl: «Quell’incarico tocca anche a Francesco. I patti non si cambiano»

Emanuela Fontana

da Roma

Tutto dipenderà da come verranno incastrate le caselle dei ministri, ma le trattative interne all’Unione corrono anche su un binario minore, quello delle commissioni parlamentari. Il mosaico sembra ancora in alto mare, proporzionalmente alle incertezze che ancora sembrano caratterizzare il totoministri. Ma si fanno già alcuni nomi per le commissioni più prestigiose, con la premessa che Prodi avrà difficoltà maggiori a organizzare le mini-aule settoriali del Senato, dove la maggioranza è strettissima e dove il lavoro delle commissioni potrebbe procedere al ralenty.
Un ruolo preponderante andrà naturalmente all’Ulivo e in particolare ai ds, il partito che deve essere più risarcito nella distribuzione delle poltrone dopo i due passi indietro di Massimo D’Alema per la presidenza della Camera e per il Quirinale. All’interno dell’Ulivo, e dunque tra ds e Margherita, nelle commissioni è in atto un duello fratricida, come per la Affari costituzionali e la Giustizia alla Camera. Per la prima si fa il nome dell’ex presidente del Consiglio e della Bicamerale Ciriaco de Mita. Alla Giustizia la Margherita propone invece Pierluigi Mantini, già responsabile in materia del partito di Rutelli. Ma i ds premono con Riccardo Marone, avvocato, che avrebbe le carte in regola per presiedere entrambe le commissioni. La spartizione dovrebbe avvenire in modo equo, uno a uno. Per gli Esteri, sono in salita le quotazioni del diessino Valdo Spini, mentre la Margherita ha un nome forte per la commissione Difesa, l’ex ministro Sergio Mattarella.
Se non riusciranno a garantirsi il ministero, i ds potrebbero ottenere la guida delle due commissioni economiche. Alla Bilancio potrebbe andare il già capogruppo della Quercia in commissione nella scorsa legislatura Michele Ventura, mentre per le Finanze si fa il nome di Francesco Tolotti. C’è però un ministro mancato e piuttosto in ribasso nel partito, ed è Enrico Letta della Margherita, già ministro enfant prodige del governo D’Alema nel ’98, a cui potrebbe andare un importante incarico parlamentare come risarcimento e dunque una commissione di peso. Per una commissione economica circola anche il nome di Roberto Villetti della Rosa nel pugno.
Rifondazione non ne uscirà con le tasche piene, anche perché ha ottenuto la presidenza della Camera con Fausto Bertinotti. Ma gli altri partiti minori della coalizioni premono per alcune presidenze, soprattutto come bilanciamento per la mancata nomina di un proprio ministro. Alla Cultura l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro propone Pino Pisicchio, ma il Pdci risponde con un nome di peso, lo storico Nicola Tranfaglia, mentre i ds sostengono il responsabile Scuola e università del partito, Walter Tocci.
Dall’Italia dei Valori potrebbe spuntare una candidatura per una commissione non permanente, ma prestigiosa, l’antimafia. Il nome è quello dell’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, in predicato anche per il ministero degli Italiani all’estero. A guidare la commissione Ambiente potrebbe essere Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, mentre i Verdi potrebbero essere remunerati con la presidenza della commissione Trasporti o dell’Agricoltura. Alla Lavoro sono in rialzo le quotazioni di Tiziano Treu (Margherita). La stessa commissione è nelle mire della Rosa nel pugno, in alternativa alle Attività produttive. Se, come pare, Emma Bonino diventerà ministro, andrà all'altra metà della «rosa», ossia i socialisti, una delle due presidenze. In corsa ci sono l’ex ministro Angelo Piazza, l’ex senatore Giovanni Crema e Enrico Buemi.
Un’altra commissione difficile da assegnare è la Affari sociali, con i nomi dei papabili Katia Bellillo (ex ministro), dello psichiatra Luca Cancrini, neoeletto del Pdci, e dei diessini Mimmo Luca e Katia Zanotti. All’Agricoltura è in ascesa il prodiano Paolo De Castro, se la commissione non dovesse andare ai Verdi per un gioco di equilibri.