Anche i (super) ricchi leggono

Ma cosa leggono i ricchi? E parliamo dei ricchi veri, i 400 uomini più ricchi d’America, quelli che la rivista Forbes ogni anno cataloga in base all’ammontare delle proprie fortune. Per capire di chi stiamo parlando basta fare una cifra: per essere ammessi al Club dei Paperoni di Forbes è necessario possedere un patrimonio di almeno un miliardo e trecento milioni di dollari. Gente che può togliersi qualsiasi sfizio, abituati a pagare per possedere ogni tipo di oggetto, quadro, brillante, macchina, barca, nave, aereo. Gente che ha uno strano rapporto con la cultura: Bill Gates, anche quest’anno il numero uno della classifica, si compra il Codice Atlantico di Leonardo. Vuole esserci, legare il suo nome a un’opera più immortale di Windows. Altri spendono fortune inimmaginabili per accaparrarsi un Matisse o un Van Gogh. Ma i libri? Un libro costa troppo poco per essere esibito, forse con un incunabolo del Quattrocento si può gareggiare in notorietà con le raccolte alla Peggy Guggenheim, ma qui vogliamo parlare di libri stampati nel ventunesimo secolo. Anche i ricchi, a sentire quanto dichiarano ai giornalisti di Forbes, sono lettori attenti. Rispondono a 20 domande, formulate alla maniera del questionario di Proust. La numero 12 chiede: «Qual è il suo libro favorito e perché?». Le risposte sono tra le più stravaganti. Eccone alcune. Kenny Troutt, magnate delle comunicazioni: «La Bibbia, il libro definitivo su ciò che è vero buono e bello». Ronald Perelman, 28esimo ricco americano con 10 miliardi di dollari, ha gusti raffinati: «Blink di Malcolm Gladwell, che analizza i meccanismi delle scelte guidate dagli istinti». Poi c’è chi va sui classici: Mort Zuckerman ama Guerra e Pace, Harold Hamm La vita di Cesare, John Catsimatidis (grande distribuzione e compagnie aeree) sceglie gli annuari («mi piacciono i fatti») e Tom Golisano (gestione paghe) dice «Il Padrino di Mario Puzo, in onore alle sue origini italiane». Poi ci sono i veri self made men e sentite cosa leggono. Sanford Weill, banchiere e filantropo: «Tutti i libri di Clive Cussler. E anche Il vero affare: la mia vita di businessman e di filantropo. Conosco l’autore abbastanza bene...». L’ha scritto lui. Donald Trump è ancora più diretto: «Il mio libro preferito è L’arte degli affari di Donald Trump. È stato un grande libro e un best seller nel 1987. È ancora molto attuale». Quando si dice l’autostima...