Anche gli imprenditori dicono no «Tutti nelle classi dell’obbligo»

Da un sondaggio emerge che il 93% è contrario: è un freno all’integrazione

Stefania Malacrida

Gli immigrati? Sì, sono ben accetti. Ma quanto a scuole frequentate esclusivamente da loro, beh, allora dall’imprenditoria, spina dorsale del sistema-Milano, arriva un deciso «no».
È il risultato di un’indagine svolta dalla Camera di Commercio, su un campione di circa 300 ditte milanesi. Sulla scuola islamica, dicono la loro. E la dicono in base a quella logica tutta aziendale, che sarà anche fredda, ma se non altro ha il pregio di essere al di sopra di ogni sospetto ideologico.
I titolari vedono negli stranieri una ricchezza. Nella maggior parte dei casi (il 37 per cento), lo sono perché disposti a lavori umili che gli italiani non vogliono più fare. Ma non solo. Tra le tante motivazioni a favore dell’assunzione di immigrati, c’è anche la fiducia nella società multietnica (11,8 per cento). O la competenza linguistica (17,7 per cento) e culturale (7 per cento) dei nuovi arrivati, legata ad attività che sconfinano nei loro paesi d’origine. Solo per il 4,9 per cento degli imprenditori il minor costo è invece un buon motivo per reclutarli.
Ormai più della metà (il 55,6 per cento) delle imprese all’ombra della Madonnina annovera lavoratori stranieri all’interno del proprio organico. Spesso si vengono a creare veri e propri ambienti internazionali. Microcosmi, veicolo e modello d’integrazione per la società nel suo insieme. I datori di lavoro constatano che ad adeguarsi meglio al nuovo ambiente sono i sudamericani, per affinità linguistica e culturale (45 per cento). Mentre vedono nella diversità religiosa un fattore negativo (7,4 per cento). Smentiscono invece il mito del cinese stakanovista (7 per cento): buon lavoratore sì, ma a pari merito con africani, est-europei e mediorientali.
Nel complesso sono ancora poche le aziende che si attrezzano con corsi di formazione dedicati (4,8 per cento) o introducono regole ad hoc pensate per salvaguardare il rispetto di molte tradizioni (4 per cento). Ed è appellandosi all’integrazione che gli imprenditori dicono no alle scuole per immigrati. Il 93,2 le boccia senza condizioni. Il 40 per cento invoca pene severe per gli istituti illegali. Mentre un 21 per cento vuole esami di lingua e cultura italiana per chi chiede di stare nel nostro paese.