«Anche in Italia casi di abusi insabbiati dai nostri vescovi»

Roma«È possibile» che anche in Italia ci siano state coperture di abusi sessuali compiuti da sacerdoti, ma se sono avvenute si è trattato «di una cosa sbagliata che va corretta e superata». Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, incontrando i giornalisti al termine dell’assemblea generale dei vescovi italiani, che nei giorni scorsi si sono riuniti in Vaticano.
Il cardinale, rispondendo alle domande, ha affrontato il tema della pedofilia, e commentando i dati Cei che parlano di un centinaio di casi in dieci anni (su 40mila sacerdoti presenti nel nostro Paese) ha assicurato: «Non sono in grado di precisare lo stato degli atti di ciascun provvedimento canonico, ma daremo le informazioni che ci perverranno. Personalmente - ha aggiunto - come vescovo a Genova, non ho dovuto avviare inchieste: fino ad oggi non mi risulta alcun caso». Il cardinale ha invece raccontato di un caso nella diocesi di cui era titolare in precedenza: «Quando ero vescovo a Pesaro, invece, c’è stata una situazione che ho dovuto verificare, ma a una ricerca puntuale non c’era consistenza. E quindi anche la Congregazione per la dottrina della fede, alla quale riferii, non ritenne di dover procedere».
Il presidente dei vescovi ha tenuto a ricordare che «la prima preoccupazione dei pastori, lo dice il loro cuore e lo dicono le linee guida, è il bene vero delle singole vittime. Non è questo solo un enunciato ovvio, perché le situazioni possono essere diversificate a seconda delle persone che hanno subito abusi».
Bagnasco ha detto che eventuali «coperture» non saranno tollerate perché «il giudizio della Chiesa è noto, si tratta di una cosa sbagliata, che va corretta e superata», ma però ha escluso che si possano istituire speciali commissioni per affrontare il problema dei casi di pedofilia tra il clero, perché «il referente naturale per ogni diocesi è il vescovo a cui ci si rivolge per qualunque motivo e a cui si può riferire con fiducia». A questo proposito, il cardinale ha detto che qualora nella sua diocesi arrivi una segnalazione relativa a casi di questo genere, la persona che ha fatto la denuncia «viene ricevuta immediatamente, io sono sempre pronto e disponibile, in qualsiasi momento. Se arriva una telefonata ai miei collaboratori, una lettera scritta anche riservatamente, si riceve immediatamente la persona, perché si tratta di situazioni che richiedono una risposta immediata».
«Io - ha aggiunto Bagnasco - sono sempre pronto. Poi naturalmente bisogna fare ogni verifica, ma la disponibilità non è in discussione. Poi sarà il vescovo a decidere se la persona deve parlare con il vicario, con il provicario, etc. Ma non è difficile accedere all’autorità ecclesiastica. Io stesso rispondo a moltissime lettere e richieste - su altre questioni - relative a vicende personali».
L’insistenza del presidente della Cei su questo punto è significativa: una delle lamentele che con dolore talvolta le vittime degli abusi fanno è infatti quella di sentirsi considerati come degli «avversari» della Chiesa. Persone che raccontato ciò che hanno subito creano scandalo. Persone che fanno fatica a farsi ricevere e ascoltare.
Anche se in passato può essere accaduto, dalle parole del porporato si comprende che l’episcopato italiano intende seguire Benedetto XVI. A questo proposito Bagnasco, parlando della necessaria purificazione e «autoriforma» della Chiesa auspicata dal Pontefice, ha detto: «I motivi che vede il Papa» quando denuncia il «carrierismo» ecclesiale «li vediamo tutti. Tutti siamo figli del peccato originale e quando il Papa ci richiama alla penitenza e alla purificazione ne parla a tutti i livelli del peccato».
Il cardinale ha anche difeso la norma prevista dal Concordato, secondo la quale, quando viene aperto un procedimento penale contro un ecclesiastico, la Santa Sede deve essere informata, e questa prassi viene recepita anche nel nuovo ddl sulle intercettazioni: «È un atto di rispetto - ha commentato - che non va a inficiare le indagini. È vero che non siamo dipendenti vaticani, ma abbiamo un vincolo sacramentale che ci unisce al Papa e alla Santa Sede».