Anche Julio Cesar ko Il derby d’Italia specchio della serie A

Diagnosi pesante, stiramento di secondo grado all’adduttore della coscia sinistra, Julio Cesar salta la Juve sabato sera a San Siro, in pericolo anche le sfide con il Lilla di Champions mercoledì e col Genoa domenica 6 novembre a mezzogiorno. Inter e Juve partono alla pari, fuori il brasiliano e fuori Buffon, forse, perché ieri il portiere della nazionale è tornato ad allenarsi, anche se a parte. Tuffi e parate con il preparatore Claudio Filippi, il numero uno bianconero sta facendo il possibile per tentare un estremo recupero, sarà lui a decidere. La stagione scorsa c’era Storari e finì 0-0, nel 2005-06 giocò Abbiati, nel 2008-09 Manninger, Buffon salterebbe la sua quarta supersfida con l’Inter. Mai successo per Julio Cesar, sempre presente, e si deve tornare al 4 aprile del 2004 per trovare un dodicesimo a difendere la porta dell’Inter contro la Juventus, Fontana per Toldo, 3-2 per i nerazzurri, in panchina c’era un certo Alex Cordaz, tre stagioni nelle giovanili e quattro di Pinetina, neppure una presenza in A.
Gioca Luca Castellazzi, in fondo a Bergamo ha fermato Denis dagli undici metri e ha salvato l’Inter. Ne aveva parlato proprio con Paolo Orlandoni, 39 anni, che sabato gli farà da dodicesimo: «Oh, lo sai che non mi capita mai di parare un rigore?». È che non dà tutta questa fiducia, la gente ha ancora in mente Catania, lui senza colpe specifiche ma anche l’impressione che l’Inter giocasse senza portiere. Oppure Monza, ultima amichevole precampionato, con Julio Cesar il primo tempo finisce 1-0, entra lui e il Chievo ne fa tre.
Dettagli in un campionato che emette un verdetto e la giornata successiva lo ribalta. Castellazzi giù, Castellazzi su, lunedì tutti a parlare della crisi Juve, adesso è prima. La Lazio vince il derby e diventa una pronosticata, poi va in testa al campionato solo per 45’, gol di Klose al 17’, pareggio di Bergessio al 18’ del secondo tempo. Del Napoli non c’era più traccia, Lavezzi interrompe l’imbattibilità di Handanovic, Maggio affonda l’Udinese e tutti a parlare di mago Mazzarri che non fa più turn over. E la Roma dopo il derby era un’americanata, batte il Palermo e risorge, va a Genova e le prende, domina ma le prende lo stesso e torna nel gregge. Ecco il miracolo Udinese finché è arrivato l’inevitabile che ha ricondotto tutto a dimensioni consone. L’Inter è il simbolo, un’amaca basculante, nessun cambio di passo nel sole e nella tempesta, una giornata sì e l’altra da dimenticare in fretta. Le uniche certezze sono il Milan che perde 3-0 alla fine del primo tempo, poi vince 4-3 e va avanti a triplette, con i bookie che adesso bancano il prossimo goleador. Ma meglio non commentare le prove difensive di Lecce e Parma. Poi ci sarebbe l’Atalanta arrabbiatissima a un punto dalla cima. Sarebbe addirittura prima se Denis non avesse calciato il rigore come se il portiere non ci fosse.
Il resto vive alla giornata in modo bizzarro, al Bologna in casa le hanno sempre suonate, ha sette punti tutti presi lontano dal Dall’Ara, e alla prossima ospita l’Atalanta. Il Palermo è nella colonna di sinistra ma fuori casa non ha mai fatto un gol e domenica va a Udine. L’Inter è quella che in trasferta ha segnato di più, 9 reti, pensa un po’, solo che riceve la Juve, due soli gol in trasferta finora, un po’ poco per una capolista. La serie A è questa, dopo otto giornate la Juventus è ancora imbattuta ma da quando si assegnano i tre punti per la vittoria, stagione 1994-95, mai capolista ha avuto un punteggio così basso dopo 8 partite, 16 punti.
Dicono sia bello perché è incerto. Incerto è meglio di mediocre o scarso ed è anche l’unica certezza di questo campionato che non cambia.