Anche la Juventus resta congelata Del Piero non basta, passa la Roma

Alessandro Parini

da Torino

Sotto la neve. Nel deserto del Delle Alpi. A chi serve la Coppa Italia davvero non si sa. Certo non alla Juve, scesa in campo contro la Roma in una formazione ampiamente rimaneggiata e con la testa chissà dove. Così la squadra di Spalletti, pur senza mostrare mirabilie ma giocando con attenzione, ha vinto meritatamente (3-2, reti di Mancini, Tommasi, Perrotta e poi doppietta di Del Piero) mettendosi in tasca il passaggio in semifinale. Per la Juve, poco male: i veri obiettivi restano altri, ma certo non avrà fatto piacere a Capello verificare che alcuni dei suoi giocatori sono scesi in campo più o meno per caso.
I primi venti minuti erano il manifesto del nulla assoluto. Per vedere il primo (mezzo) tiro in porta bisognava aspettare una conclusione di Perrotta deviata in angolo da Zebina. La Juve provava a svegliarsi, ma Nedved dormicchiava in area e si faceva deviare la conclusione, stessa sorte riservata a una rovesciata di Zalayeta. Quando poi l’acerbo Okaka Chuka svirgolava un pallone quasi a tu per tu con Abbiati, la sagra degli orrori era servita. Prima della fine del tempo era però Mancini, in sospetto fuorigioco, a mettere in scena il balletto ormai diventato abituale: Pessotto a guardare e Abbiati battuto. Se Mutu provava a suonare la carica con un paio di punizioni, i suoi compagni non ne raccoglievano gli inviti almeno fino a metà gara.
A inizio ripresa, dopo un miracolo di Curci su Zalayeta e il tentativo di Capello di rimettere le cose a posto con l’ingresso di Del Piero ed Emerson, era la Roma a dilagare: Tommasi prima sfiorava il raddoppio e poi lo trovava su splendida azione di contropiede, imitato appena dopo da Perrotta. Sotto la neve – e nonostante i due gol di Del Piero - si assisteva così alla débâcle della Signora e al trionfo giallorosso: se si è trattato di un episodio o di un vero campanello d’allarme, lo dirà il campionato.