Anche un killer vicino ai clan fuori dopo soltanto cinque anni

Condannato per omicidio, aveva già goduto di un sconto di pena

Bepi Castellaneta

da Bari

È considerato un affiliato a uno dei clan più pericolosi di Bari vecchia, ha scontato meno di cinque anni di carcere per un omicidio, è tornato in libertà grazie alla legge sull’indulto: è la vicenda giudiziaria di Giuseppe Milloni, 24 anni, un nome pesante nello scenario della criminalità organizzata barese.
Pochi giorni fa il giovane è uscito dal carcere grazie al provvedimento di clemenza varato con le nuove norme: uno sconto di pena di poco meno di due anni che gli ha consentito di tornare tra i vicoli del centro storico, l’epicentro di un terremoto criminale che da decenni allunga le proprie scosse su tutta la città. Giuseppe Milloni era stato condannato a sei anni di reclusione per un omicidio commesso nel 2000, quando era minorenne, durante una delle stagioni di terrore che si sono susseguite a Bari a causa di una feroce guerra tra cosche. Milloni è ritenuto vicino al clan Strisciuglio, il gruppo emergente che si è imposto attraverso una campagna di conquista condotta dettando la legge del terrore in centro, nelle periferie e in particolare nel borgo antico, dove da tempo è in atto un sanguinoso scontro con l’organizzazione rivale capeggiata dai Capriati.
Milloni fu condannato per l’omicidio di Nicola De Feo, ucciso in una sala giochi sul lungomare: dieci anni in primo grado, sei in appello. Poi l’indulto, lo sconto di pena, la libertà. Quella delle scarcerazioni è una questione che viene presa in esame con attenzione dalle forze dell’ordine. Pochi giorni fa si è tenuto un vertice in prefettura per fare il punto della situazione. In tutto, solo a Bari e provincia, sono usciti in 350 oltre a quelli già affidati in prova ai servizi sociali.
Tra le persone tornate in libertà ci sono anche due dei rapinatori che tre anni fa diedero l’assalto a una tabaccheria di Poggiofranco, quartiere residenziale della città. I banditi per coprirsi la fuga non esitarono a sparare contro il figlio dei proprietari, un ragazzo di 29 anni che ancora vive con un proiettile conficcato in un polmone ma ha comunque la forza di stare dietro il bancone e continuare a lavorare. Quella non era la prima rapina, era la ventiduesima. Per questo i titolari avevano tentato di difendersi con un cane da guardia, che in effetti mise in fuga i rapinatori: il ventinovenne uscì dal negozio e fu raggiunto al torace da una pallottola che gli perforò un polmone e si fermò in prossimità del cuore. Il ragazzo fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico e solo dopo interminabili giornate di angoscia fu dichiarato fuori pericolo.