Anche l’ateismo ci conduce a Dio

Con Dio dalla sua parte, seduto fianco a fianco al suo tavolo di lavoro in qualità di «collega», Alexandre Kojève aveva analizzato le pagine di Hegel con scrupolo di un’interpretazione religiosa. Aveva letto i teologi russi attratto dal loro fervido spiritualismo. O retto proficuamente il confronto con i pensatori gesuiti e cattolici. L’ateismo che, 29enne, nel 1931 aveva indicato all’uomo quale via per raggiungere il primo posto nel mondo e il ruolo di protagonista del pensiero, non corrisponde a una liquidazione dell’istanza religiosa. Uscito nel ’98, trent’anni dopo la morte dell’autore, brillantemente curato ora da Marco Filoni ed Elettra Stimilli per Quodlibet (pagg. 182, euro 22) lo scritto attesta che l’uomo kojèviano, moderno, laico e libero, è inammissibile senza ammettere l’esistenza di Dio.