Anche l’Emilia vuole la pillola abortiva

Mimmo Di Marzio

Ad infiammare ulteriormente gli animi e le interpretazioni politiche sulla 194 arriva la scia di polemiche sulla Ru486, la pillola abortiva già sperimentata negli ospedali di Piemonte, Liguria, Toscana e Lazio. Dopo le richieste della Campania, anche l’Emilia Romagna ha annunciato il via libera all’utilizzo del farmaco. L'assessore regionale alla sanità Giovanni Bissoni ha emanato una circolare, inviata ai direttori generali delle Ausl, in cui vengono spiegate le modalità per acquistare la pillola abortiva all'estero e indicate le linee guida per il rispetto della legge 194. Nella premessa del documento si sottolinea come la sperimentazione non sia necessaria, dato che il farmaco è stato già testato all'estero. Per utilizzare la pillola abortiva saranno necessari il consenso informato della paziente e l'assenso del medico. Proprio ieri il ministro della Salute Francesco Storace aveva espresso giudizi critici sulla «strumentalizzazione politica che si è creata attorno all'argomento, finendo col confondere le idee ai cittadini. Mi chiedo - ha detto il ministro - perché la pillola abortiva non sia stata registrata in Italia: forse perché si teme l'opinione scientifica al riguardo?». Intanto è guerra aperta tra i medici dell’ospedale Sant’Anna di Torino e il ministero, dopo le recenti ispezioni dell’Agenzia del farmaco. Silvio Viale, uno dei quattro ginecologi che hanno avviato lo studio sui pazienti, attacca Sandro Bondi: «Lo sfido a denunciarmi, a farmi arrestare, se davvero pensa che con la Ru486 ci si arroga un diritto che non è legittimato da alcuna legge dello Stato». È giunto intanto ieri al Sant'Anna il verbale degli ispettori dell'Aifa che a metà settembre erano stati inviati dal ministro per rivedere il protocollo di ricerca. In seguito a tale visita la sperimentazione era stata interrotta con un'ordinanza del ministro, per riprendere il 7 novembre, a modifiche acquisite, tra cui l'ospedalizzazione delle pazienti per l'intero trattamento. «In una ventina di pagine - ha spiegato Viale - riassume le presunte deviazioni dalla normativa vigente. Anche questa volta replicheremo, ribadendo come la legge 194 prescriva che l'interruzione volontaria di gravidanza debba essere praticata in ospedale, ma non che gli effetti conseguenti debbano concludersi in ospedale». Intanto la polemica si apre anche sull’obiezione di coscienza: in Italia sei ginecologi su 10 rifiutano di applicare la 194.