Anche l’Unione ligure affossa il Terzo Valico

Federico Casabella

Terzo Valico sì, no, forse. I rappresentanti genovesi dei partiti dell’Unione glissano, barcamenandosi nell’incertezza, senza assumersi la responsabilità di confermare o smentire ufficialmente quello che sta scritto in maniera molto chiara nel programma di Romano Prodi: e cioè, che non c’è spazio, in caso di vittoria della sinistra, per una delle opere infrastrutturali più importanti che interessano il Nord Ovest del Paese, la Liguria e il suo capoluogo, e quindi per sviluppare il settore portuale e collegare il Mediterraneo con il centro dell'Europa. Un'opera, fra l’altro, su cui si discute da decenni, e che con il governo di centrodestra ha già visto l’apertura dei primi cantieri.
Così, la presentazione a livello locale del manifesto dei partiti del centrosinistra, ieri mattina in Provincia, perde l’occasione per chiarire l'equivoco dopo la «sollevazione» pro-ferrovia ad alta capacità da parte del sindaco di Torino Sergio Chiamparino e del presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso. Ma, a domanda diretta, l'Unione si spacca tornando ad essere un insieme di partiti che hanno, come conferma Giorgio Devoto del Pdci, «l'intento primario di mandare Berlusconi a casa. Poi, di programmi governativi - spiega - potremo parlare in futuro. Di Terzo Valico, come di nodo ferroviario, potremo discutere con la dovuta calma quando saremo al Governo». La posizione più netta la presenta Bruno Pastorino di Rifondazione Comunista che, senza mezzi termini boccia l'opera: «Mi sembra chiaro che, come la Tav, - racconta l'esponente del partito di Bertinotti - anche il Terzo Valico non sia inserito nel programma del centrosinistra e quindi, questo argomento, non costituisca un appuntamento nell'agenda del futuro governo Prodi. Sia chiaro, - continua Pastorino - noi con questo programma abbiamo disegnato un quadro che non dev’essere cancellato ne corretto. Nel programma quest'opera non c'è e non si farà. Se e quando vi saranno decisioni da prendere su altre infrastrutture, vanno assunte dopo una articolata mediazione sociale». Per Pastorino, infatti, il collante trovato tra i numerosi partiti unionisti, è da «vedere soprattutto in antagonismo a Berlusconi. C'è uno sforzo di tutti nel rinunciare a qualcosa per far sì che i partiti siano soddisfatti e sbaglia profondamente chi parla senza rispettare i termini del programma, solo per tentare di differenziarsi dagli altri. Perché dovremo assumere noi una decisione che il centrodestra non ha ancora avuto il coraggio di prendere, sventolando un decisionismo fasullo?». Sul fronte del no, ma più possibilisti, anche i Verdi: «Dovranno essere studiate le politiche infrastrutturali in funzione della loro utilità e necessità, - è il parere di Sebastiano Sciortino, esponente del movimento ecologista - nel quadro di uno sviluppo compatibile con l'ambiente». Solo Paolo Striano, segretario provinciale della Margherita, arrivato con un'ora di ritardo alla presentazione, tenta di rettificare le tesi degli alleati riaprendo la discussione: «Prodi lo ha confermato ieri, - dice perentorio - le infrastrutture sono una priorità per il centrosinistra. La Margherita preme perché quest'opera venga realizzata, è in ballo il futuro economico della nostra città. E' una responsabilità che ci dobbiamo assumere. Nella coalizione ci sono distinzioni e non solo su questo tema, ma anche, ad esempio, sulle politiche abitative proposte da Rifondazione. Non condividiamo, ma aprendo dei confronti, potremo trovare punti d'incontro anche sulle questioni che ci differenziano».
Nel mezzo, cerca di mediare Alfonso Pittaluga dei Democratici di sinistra che parla del programma dell'Unione come di una cornice dentro la quale il quadro va ancora disegnato e «quindi, il Terzo Valico sarà un'opera che potrà interessare il futuro governo del centro sinistra ma sulla quale, - spiega - andrà sviluppata una seria riflessione suddivisa in quattro punti: studio dell'opera, ascolto delle popolazioni che potrebbero subire una trasformazione del territorio dove vivono, mediazione sociale e decisioni finali. Solo con questi passaggi possiamo andare a realizzare un'opera per cui il centro destra ha fatto tanti spot senza portarla a conclusione». Si inserisce l’assessore regionale ai Trasporti Luigi Merlo che spiega di condividere il progetto così come gli altri enti locali genovesi, Provincia e Comune: «Su opere dell’importanza del Terzo Valico - afferma - non vi possono essere ipocrisie, né deroteismo. Il Terzo Valico è implicitamente contenuto nel programma dell’Unione nell’ambito della condivisione di tutti i corridoi transeuropei ed è ritenuto fondamentale per lo sviluppo dei porti liguri. Il progetto è già stato approvato e ogni discussione appare tardiva, piuttosto tutto il centrosinistra dovrebbe interrogare il governo per comprendere il motivo del ritardo della convocazione del Cipe». Nel dibattito interno ai movimenti dell'Unione si fa sentire anche il presidente della Regione Claudio Burlando, con una posizione ulteriormente differente da quella degli alleati e anche rispetto al collega di partito Pittaluga. Per Burlando, il centrosinistra non ha inserito l'opera nel programma in quanto la dava già per acquisita: «Stiamo aspettando che il Governo convochi il Cipe e lo approvi - dichiara il presidente della Regione -. Se il Governo vuol fare qualcosa di buono deve approvare il Terzo valico ed il nodo ferroviario di Genova». Alla faccia della chiarezza.