Anche l’unità dei confederali è arrivata a un bivio

Oggi non si deciderà soltanto il futuro di Alitalia, ma anche l’unità sindacale delle sigle confederali. Da tempo la Cgil viaggia su binari diversi rispetto a Cisl e Uil. Il primo strappo si consumò nel 2002, quando l’allora segretario Sergio Cofferati si rifiutò di firmare con le altre due sigle confederali il «Patto per l’Italia» voluto dal premier Silvio Berlusconi. Sergio Epifani, allora vicesegretario generale Cgil, bollò l’accordo come «di basso profilo, che non contiene qualità, non aiuta lo sviluppo e riduce i diritti dei lavoratori». Oggi Epifani non può permettersi un altro strappo con Cisl e Uil, non può dire «no» per non prestare il fianco a chi lo accusa di essere la cinghia di trasmissione del Pd ma non può nemmeno firmare un accordo che suoni come una vittoria di Berlusconi. E dunque la sua strategia è tirarla per le lunghe, cercando «la più grande convergenza possibile» per limitare i danni.
Anche il leader della Cisl Raffaele Bonanni si gioca gran parte della sua credibilità nel salvataggio di Alitalia. In piena trattativa ha spiazzato tutti aprendo quasi incondizionatamente al «sì» all’accordo. Perché, spiega, «la nuova compagnia aerea rimarrà italiana, gli stipendi sono stati salvati e la maggiore produttività sarà premiata con la redistribuzione degli utili». È proprio questo punto che, secondo Bonanni, rappresenta «un esperimento interessante nel confronto con Confindustria sui contratti. Può davvero diventare una svolta».