Anche il Lazio volta le spalle a Walter Alla sinistra resta solo la città di Roma

Nella regione di Veltroni, Marrazzo e Gasbarra il Popolo della libertà conquista il Senato. Cresce l’Idv, delude la Destra di Storace

da Roma

Era una delle regioni «in bilico», una di quelle su cui puntava Walter Veltroni, dopo i suoi due mandati da sindaco di Roma. Ma il Lazio, dopo un iniziale testa a testa, sovverte exit-poll e proiezioni e, al Senato, quando le sezioni ancora da scrutinare sono meno di 40 su 5.235, premia come nel 2006 il centrodestra.
Il Pdl supera infatti quota 44 per cento, lasciandosi dietro Pd e Idv, fermi sotto il 41,5 e staccati di oltre due punti e mezzo, e porta a Palazzo Madama 15 senatori dei 27 eletti nella regione. Soddisfacente anche nei numeri la performance elettorale del Popolo della Libertà, che ha ottenuto dalle urne un risultato superiore alla somma algebrica dei voti raccolti nel 2006 da Fi, An, Dc e Alternativa sociale. Due anni fa la percentuale si fermò al 41,7, stavolta viene sfondato il muro del 44 per cento.
A suo modo anche Veltroni, seppur bastonato nella sua regione, può consolarsi almeno con il buon successo «aritmetico» del neonato Pd, che incassa il 37 per cento delle preferenze. Ds, Margherita e Rosa nel Pugno, nel 2006, si fermarono complessivamente al 31,1 per cento. Il Lazio premia, e tanto, l’Idv di Di Pietro, che passa dal 2,6 per cento delle scorse politiche al 4,1 di ieri. Ma se il Pdl esulta e il Pd trova un motivo per rendere meno amara la sconfitta, la chiamata alle urne è stata una Caporetto per la Sinistra Arcobaleno, che vede prosciugarsi il proprio patrimonio di consenso a favore dei riformisti del Partito democratico. Il cartello della sinistra radicale, che nel 2006 «pesava» per 433mila voti e valeva il 13 per cento delle preferenze, viene quasi cancellato dalla geografia politica laziale assestandosi al 3,2 per cento. La Destra, che nel Lazio contava su un buon responso dalle urne, si deve accontentare di un 3,3 per cento non del tutto all’altezza delle aspettative.
Non certo brillante, infine, il risultato dell’Udc, alla quale correre in solitaria non ha giovato. Dal 7 per cento delle scorse elezioni, il partito di Casini nel Lazio vede erodere i propri consensi al 4,8 per cento.
Se il voto per il Senato vede trionfare il Pdl, anche alla Camera il centrodestra non può lamentarsi. Nella circoscrizione Lazio 2, che comprende tutte le province esclusa Roma, Pdl e Mpa conquistano la metà dei consensi, sfiorando il traguardo del 50 per cento, mentre Pd e Idv restano 16 punti più dietro. Persino nel feudo di Walter, la circoscrizione «capitolina» Lazio 1, dove Pd e Idv si impongono sul Pdl con il 43,7 per cento delle preferenze contro il 41,3 per cento, c’è una forte crescita del centrodestra, testimoniata dal testa a testa all’ultimo voto tra Pd e Pdl per proporsi come primo partito della provincia. Con 3.652 sezioni scrutinate su 3.735, i consensi per il partito di Berlusconi erano più di un milione e quelli per il Partito democratico 957mila. Un dettaglio che potrebbe rivelarsi significativo in vista dello spoglio per le elezioni comunali di oggi pomeriggio, che vedono Francesco Rutelli (alleato però con la Sinistra Arcobaleno) sfidare Gianni Alemanno, con il candidato del Pd a un passo da un clamoroso ballottaggio: appena due anni fa, la corsa per il Campidoglio vide Walter Veltroni imporsi con il 61,4 per cento. Giustificata, dunque, la soddisfazione di Francesco Giro, commissario romano di Fi: «A Roma e nel Lazio, nella città e nella regione dove la sinistra governa da anni con il tridente Veltroni, Marrazzo, Gasbarra, il Pdl è cresciuto in maniera esponenziale in soli 18 mesi dalle ultime elezioni amministrative». E se sul fronte Pd c’è qualcuno, come l’ex assessore capitolino Silvio di Francia, che trova il modo di esultare per la «straordinaria affermazione» del Partito democratico nella capitale, lo spirito del voto di ieri lo ha incarnato probabilmente meglio Veltroni, abbandonando il «Loft» del Circo Massimo per rientrare a casa quando i risultati non avevano ancora il suggello dell’ufficialità. Incontrando i giornalisti in attesa fuori dalla sede del Pd, l’uomo del «si può fare» ieri sera si è limitato a un laconico, e un po’ malinconico, «siete ancora qui?».