Anche la Lega dà il via libera al fisco siciliano

Calderoli: «Il decreto sposa la riforma» Cuffaro: «Questo per noi è un momento storico»

Antonio Signorini

da Roma

Prove generali di federalismo fiscale. L’autonomia impositiva delle Regioni, necessaria contropartita per le crescenti competenze affidate ai governi locali, fa i primi passi in Sicilia grazie a un provvedimento fortemente voluto dal governatore Totò Cuffaro, ma apprezzato anche dai leghisti. Il fatto politico risale a ieri ed è il via libera da parte del consiglio dei ministri all’attuazione dell’articolo 37 dello statuto siciliano che assegna alla Regione le imposte pagate dalle imprese e dalle aziende che operano nell’Isola, anche se non residenti. La seduta del governo di ieri mattina è stata particolarmente fortunata per la Sicilia, visto che è stata anche messa la parola fine a un contenzioso con il governo centrale a proposito dell’Rc auto. «È un momento storico», ha commentato Cuffaro che ha quantificato in 953 milioni di euro i crediti pregressi dovuti ai versamenti della Rc auto, 500 milioni derivanti dalle norme di attuazione dell’art. 37 e circa 700 milioni di euro per il riconoscimento di un altro pezzo di costituzione siciliana. Commenti entusiasti anche da parte di An, Forza Italia (con il coordinatore regionale Angelino Alfano che parla di un provvedimento che «vale un’intera legislatura») e l’Udc, fiera del governatore centrista («è stato premiato il suo impegno», ha sottolineato il ministro Rocco Buttiglione). Positivo anche il commento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti: «Per decenni i siciliani hanno avuto la proprietà della casa ma non le chiavi. Adesso hanno anche quelle e sono i padroni in casa loro». Entusiasti i leghisti, ormai sicuri che, con la devolution appena approvata, le tematiche federaliste guadagneranno terreno anche nel Meridione. «Ho votato con convinzione il decreto legislativo relativo alla Sicilia perché sposa completamente la filosofia della riforma costituzionale approvata dalla Camera, coniugando il trasferimento di competenze e responsabilità con l’autonomia impositiva», ha detto il ministro delle Riforme Roberto Calderoli. Ora - ha annunciato l’esponente del Carroccio - tocca alla Sardegna e alle altre regioni e province a statuto speciale.
Sulla devolution ieri è tornato il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. La riforma, ha assicurato, «non mette in discussione l’unità e l’indissolubilità della nazione». Casini avrebbe preferito una maggioranza più ampia. Però - ha precisato - «debbo rispettare quella che è la volontà espressa maggioritariamente dal Parlamento».