Anche Ligabue dà un calcio alla sinistra: "Parla solo di tasse"

Presentando il suo nuovo cd, l’artista si sfoga: "Siamo un Paese impotente. È il calvario di una maggioranza tenuta in ostaggio"

Milano - Ligabue, nel nuovo cd Primo tempo ci sono i suoi brani più famosi e due canzoni inedite.

Una di queste è Buonanotte all’Italia, un titolo che la dice lunga.
«Viaggiando per l’Italia - io sono uno dei pochi che torna sempre a casa dopo i concerti - mi sono reso conto che ci sono due forze distinte che caratterizzano questo Paese. La sua bellezza, innanzitutto: noi passiamo il tempo a lamentarci e a turarci il naso, ma poi appena arriviamo a Lugano iniziamo a dire che siamo orgogliosi di essere italiani».

E l’altra forza?
«Probabilmente è una classe politica così incapace di ascoltare le persone».

Sembra di sentire Beppe Grillo.
«No, lui è più radicale nei toni, le sue sono vere e proprie invettive. Io mi limito a osservare».

E mica aveva intenzione di parlare di politica, Ligabue, ieri quando ha presentato il suo nuovo cd che uscirà a metà novembre. Ma non ha resistito ed eccolo qui il suo sfogo, quello di un artista deluso da chi s’è preso il suo voto e non ha mantenuto le promesse. 47 anni, popolarissimo (i suoi concerti di novembre e dicembre sono straesauriti), Ligabue è uno straordinario divulgatore del rock, il Piero Angela dei costumi, dei sogni, delle speranze di un’intera generazione che adesso fa i conti anche con le disillusioni (politiche).

Perciò lei augura buonanotte all’Italia.
«L’Italia ha bisogno di riposo, è un Paese stanco, impotente. Tanto per dire, siamo la nazione che ha più risorse per l’energia alternativa, il sole, l’acqua, il vento. Ma è quella più indietro nello sfruttarle».

Lo spieghi al ministro Pecoraro Scanio.
«Mi limito a osservare quello che succede. Io faccio quello che posso: ho un’auto ibrida, la Prius, e per il mio tour useremo solo auto ibride. Ma se nessuno prende decisioni in questo senso... Di sicuro, oggi il politico, quando deve governare, è nella situazione meno invidiabile di tutte».

Si litiga e basta. Vedi Mastella e Di Pietro.
«È il calvario di una maggioranza risicatissima e in ostaggio di pochi politici».

Tanto rumore per nulla.
«Sento solo parlare di tasse e finanziaria. Tasse e finanziaria. Non se ne può più. Sarò un vecchio romantico, ma ho voglia di ascoltare discussioni sui valori, sui princìpi anche quando non si è in campagna elettorale. Invece mi accorgo che c’è gente concentrata solo a mantenere il potere».

Vede, anche lei fa anti politica.
«No, sono molto deluso dalla politica. Ma non sono un antipolitico. Anzi, diciamo che sono un antipolitico per come è la politica adesso».

Appunto.
«Grillo mi ha detto di sponsorizzare il, come si chiama?, Vaffa Day, e sul discorso delle leggi di iniziativa popolare ho aderito, mi sembra giusto che la gente abbia la possibilità di decidere. D’altronde non ho mai preso una tessera di partito».

Detto da lei, che nel ’90 ha fatto il consigliere comunale del Pds a Correggio.
«Vorrei chiudere una volta per tutte quel discorso. Per qualche motivo, non so spiegare quale, a Correggio ero diventato responsabile dell’Arci. Poi nel maggio del ’90 gli ex comunisti mi hanno chiesto di fare il consigliere comunale, forse perché ero già un po’ conosciuto e volevano racimolare qualche voto».

Ed è stato eletto.
«Ho partecipato a tre consigli in cui non ho aperto bocca, poi mi sono rotto le palle perché tanto della musica non fregava niente a nessuno. E, visto che avevo appena pubblicato il mio primo disco, ho lasciato il posto al primo dei non eletti. Insomma, è molto di più il tempo che ho speso a raccontare questo episodio di quello che ho trascorso da consigliere comunale. Io non ho la pazienza e la diplomazia che servono».

Come canta Neri Marcorè, imitandola: «Una vita da prodiano, sempre a prendere schiaffoni, a tenere tutti buoni, circondato da coglioni».
«Marcorè si prende la responsabilità di quello che dice. Quando mi imitava e parlava di “carta igienica” e “merda”, quelle mi sembravano battute da asilo infantile. Poi pare che abbia cambiato un po’ repertorio».

Insomma, non le piace.
«Ma in certe altre scenette, come quando parla così tanto fino a mangiarsi le parole, mi ci riconosco perfettamente».

Adesso ha messo in parodia la sua canzone Una vita da mediano.
«E pensare che quel brano è nato da una sorta di senso di colpa cattocomunista per il mio successo. Volevo dire: corro così tanto, fatico così tanto che forse un po’ me lo merito, tutto questo successo».

È passato questo senso di colpa?
«Sì, ma l’altro giorno, quando sono andato a prendere a scuola mio figlio, un signore anziano si è avvicinato, mi ha fissato per un po’ e poi ha detto: “Se torno a nascere, faccio il cantante, mica il muratore”».