Anche Loiero nella bufera, indagato tre volte

Luca Rocca

Indagato tre volte, mica una. Il governatore della Calabria, Agazio Loiero, è stato iscritto dalla procura di Paola nel registro degli indagati per due distinti filoni, entrambi scaturiti dall’inchiesta Why Not avocata al pm catanzarese Luigi De Magistris. Il terzo coinvolgimento viene fatto risalire direttamente all’inchiesta-madre. La conferma è arrivata ieri da fonti giudiziarie della procura calabrese, subito dopo il comunicato che il presidente della Regione aveva diramato alle agenzie di stampa per stigmatizzare indiscrezioni stampa che lo davano, appunto, per «indagato» anche nel filone di Why Not 2 sui parchi eolici. Loiero faceva riferimento a una vecchia e informale comunicazione sull’assenza di riscontri alla sua «iscrizione» ricevuta dall’ex procuratore capo D’Emmanuele, che smentiva i contenuti di un articolo de l’Espresso.
Da allora, però, di acqua ne è passata sotto i ponti. Indagini e riscontri hanno portato a rivedere la posizione del governatore. In questa inchiesta, Loiero risulta non solo pienamente coinvolto (come riportato peraltro nei recentissimi interrogatori resi dai pm Facciolla e De Magistris ai magistrati della procura di Salerno) ma addirittura al centro di una serie di circostanze controverse. La prima riguarda l’asserita conoscenza di fatti specifici coperti dal segreto istruttorio, come l’imminente perquisizione al suo assessore all’Ambiente, Diego Tommasi, nell’indagine sui parchi eolici. Un dettaglio confermato sotto interrogatorio dallo stesso Tommasi al pm Eugenio Facciolla («Loiero mi sostituì in giunta perché, a detta dello stesso Loiero, era imminente un’operazione di polizia giudiziaria nei miei confronti, e perciò dovevano evitare di coinvolgere l’intera giunta») e che agli inquirenti ha fatto tornare alla mente un caso analogo: quello dell’altrettanto improvvisa sostituzione di un altro assessore, Pasquale Maria Tripodi, arrestato in un’operazione antimafia il giorno dopo il suo defenestramento dalla giunta.
La seconda circostanza è la guerra scatenata in procura dal «no» imposto al pm Eugenio Facciolla a una serie di «atti invasivi» richiesti al gip in danno di alcune persone finite sott’inchiesta, tra le quali anche Loiero, destinatario di una richiesta di perquisizione domiciliare che poi, alla fine, non si è più fatta con sommo disappunto dello stesso Facciolla. Altra inchiesta dove Loiero risulta indagato è quella relativa alla «Fincalabra», la finanziaria della Regione Calabria in rapporti con il discusso consorzio informatico Tesi. L’accusa contestata dai pm di Paola spazia dal concorso in truffa all’abuso d’ufficio e peculato. Stando agli atti ufficiali, Loiero, insieme ad altri, risulta indagato «per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi perpetrate, consistite» predisposto «quale referente politico e quale azionista di riferimento della Spa Fincalabra, in concorso con Antonio Saladino e Vincenza Bruno Bossio, un percorso operativo finalizzato all’ingresso nel consorzio Clic nella compagine societaria Tesi Spa partecipata Fincalabra». Ed al suo «controllo “di fatto” attraverso il patto parasociale in spregio della formale proprietà della maggioranza assoluta in capo alla componente pubblica Clic, il cui ingresso - scrivono i magistrati - si è realizzato attraverso artifizi e raggiri per non essere il predetto Consorzio mai stato selezionato in quanto non ancora formalmente costituito, mediante la procedura di individuazione del socio privato, indetta nel luglio del 2003».