Anche la Lombardia boccia Renzi

Affluenza record e centrodestra compatto fanno volare il fronte anti-governo

di Giannino della Frattina

Anche in Lombardia, così come in tutta l'Italia ha vinto l'accozzaglia. Anzi, l'accozzaglia ha stravinto contro l'arroganza di un Matteo Renzi più abituato alle lodi di banchieri, giornali e telegiornali di una Rai ormai epurata che al voto degli italiani. E, infatti, bastava mettere loro in mano una scheda elettorale per capire quanto fosse farlocca la pretesa del premier di rappresentare un Paese che mai lo aveva votato. Ora finalmente il re è nudo alla fine della sua partita di strip poker nella quale ha messo sul tavolo con tutta la sua cinica spregiudicatezza addirittura la Costituzione, la legge fondamentale su cui poggia il nostro convivere di cittadini. Non passa dunque la riforma impapocchiata nelle chiuse stanze del Pd dallo stregone Renzi e dalla maestrina Maria Elena Boschi, appoggiati da banchieri e associazioni di industriali e agricoltori che forse ora dovranno sospettare di rappresentare minoranze e non maggioranze di iscritti. Non sono bastati i soldi promessi da Renzi anche alla Lombardia (e chissà poi se arriveranno) per portare a casa un po' di voti. I lombardi son gente pratica e prima di guardare le slide degli spin doctors di Palazzo Chigi, si contano i (pochi) soldi rimasti in tasca. Qui nel ricco Nord, figuriamoci nelle altre regioni.

E qui in Lombardia tra poco partirà la corsa per eleggere il nuovo governatore. E sarà un bel problema per la sinistra rimarginare le ferite di una campagna elettorale che l'ha spaccata, come dimostra il «No» che ha vinto perfino nella ormai ex Stalingrado d'Italia Sesto San Giovanni, mentre il centrodestra si è unito compatto in difesa della Costituzione. Che forse, anzi di sicuro va riformata. Ma non certo a colpi di maggioranza e di arroganza.