Anche Londra ai Tories Johnson sindaco

I Tories espugnano anche la capitale. I laburisti crollano alle amministrative e diventano il terzo partito. Cameron: "Voto di fiducia per noi"

Londra - Boris Johnson e i conservatori (Tories) hanno espugnato Londra, coronando così una giornata che ha visto i laburisti segnare il loro peggior risultato nel voto locale da 40 anni. Gli elettori di Inghilterra e Galles, impegnati a rinnovare migliaia di consiglieri locali, oltre che a scegliere il primo cittadino della capitale, hanno impartito una severa lezione al premier Gordon Brown.

Johnson, 44 anni, giornalista, presentatore tv e frequente presenza sui tabloid, ha battuto seccamente Ken Livingstone, laburista con forte radicamento a sinistra, sindaco da otto anni, distanziandolo di circa 140mila voti. Nella sua prima dichiarazione dopo la vittoria, Johnson ha ringraziato famiglia e sostenitori per il sostegno in campagna elettorale, e ha quindi reso omaggio all'avversario per aver definito in questi otto anni la nuova figura di sindaco della capitale e per "aver parlato per Londra" dopo le stragi del 2005: "Lei ha il grazie e l'ammirazione di milioni di londinesi".

Il risultato, che si è andato delineando sin da metà pomeriggio, ha chiuso una 48 ore nerissima per il partito del premier. Per uno studio della Bbc, se i dati emersi dal voto locale fossero proiettati su scala nazionale, il Labour diventerebbe il terzo partito con il 24%, superato dai Liberaldemocratici con il 25 e dai Conservatori, saliti al 44%. I numeri definitivi dicono che i Conservatori hanno 3154 consiglieri (+256), controllano 65 consigli locali (+12). Laburisti: 2368 consiglieri (-331), controllano 18 consigli locali (-9). Liberaldemocratici: 1805 consiglieri (+34), controllano 12 consigli locali (+1).

Le proporzioni della sconfitta nel voto locale la rendono simile a quella subita dall'allora premier Tory John Major nel 1995, due anni prima della sua estromissione da Dowing Street ad opera di Tony Blair. "Non è solo un voto contro il cattivo operato del governo, ma un voto di fiducia per noi", ha gioito il leader conservatore David Cameron, che ora inizia la lunga marcia verso Downing Street, per la quale si voterà nel 2010. L'analisi del voto - l'affluenza è stata del 35%, simile al passato, con una punta oltre il 45 a Londra - mostra come i laburisti abbiano perso consensi in loro tradizionali roccaforti, come il nord dell'Inghilterra.

Secondo gli esperti questo è più che altro il risultato della impopolare abolizione della fascia di tassazione del 10% per i redditi più bassi, ennesima gaffe di Brown, che ha ammesso si sia trattato di un errore. Il premier, che negli anni come ministro delle Finanze aveva la fama di uomo al comando dell'economia, e che un anno fa era succeduto a Tony Blair con sondaggi trionfali, si è inoltre mostrato incerto nell'affrontare l'attuale crisi del credito, cosa che non gli è stata perdonata dagli impauriti connazionali.

Brown ha detto che il partito "imparerà la lezione" che viene da questo voto e "mostrerà di aver ascoltato, andando avanti. Ascolterò e imparerò, per poi governare, questo è il mio lavoro... le circostanze economiche non ci hanno aiutati, ma la gente deve essere certa che il governo li guiderà attraverso questi tempi difficili". Cosa succederà ora? La leadership di Brown non è in discussione (l'opposizione interna dei cosiddetti 'backbenchers', ovvero 'quelli che siedono dietro' ai Comuni, non ha abbastanza forza), ma è chiaro che Downing Street dovrà operare cambiamenti sostanziali, in politica economica e sociale. Forse un rimpasto è all'orizzonte, ma quali teste possano saltare è presto ancora per dirlo.