«Anche lui vittima di guerre assurde»

Un eroe? Un mercenario? Non parteciperemo alla ricerca di una definizione per Fabrizio Quattrocchi: come centomila iracheni, (per la maggior parte civili disarmati) e duemila statunitensi è morto in una guerra insensata, i cui responsabili sono però ben vivi e contano i profitti - in termini di denaro e di potere - della guerra che hanno scatenato. Le armi di distruzione di massa non esistevano, e ben lo sapeva il governo degli Stati Uniti; la caccia a Bin Laden in Afghanistan non era altro che un pretesto per impadronirsi e colonizzare un luogo strategico; le tanto magnificate elezioni in Iraq si sono rivelate una farsa, tanto è vero che i loro risultati non sono ancora stati resi noti; non esistono guerre «pulite» senza gas, torture, vittime collaterali. «... Ma lei che lo amava/ aspettava il ritorno/ di un soldato vivo/ di un eroe morto/ che ne farà?/ Se accanto, nel letto/ le è rimasta la gloria/ di una medaglia/ alla memoria». (Fabrizio De André, La ballata dell’eroe).

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