Anche Marcegaglia ci crede: «Il peggio forse è alle spalle»

RomaAnche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ritiene che il punto di minimo della crisi globale possa essere già stato toccato e che nei prossimi mesi la situazione migliori. Nel corso degli interventi alle assemblee degli industriali di Cremona e Vicenza ha sostanzialmente ribadito i concetti già espressi di recente dal ministro dell’Economia Tremonti e del Welfare Sacconi. «L’impressione - ha detto - è che sia a livello mondiale sia italiano ci siano alcuni segnali che il peggio l’abbiamo visto: non c’è più la caduta continua degli ordini e del fatturato».
Il problema principale è «capire in quanto tempo torneremo alla crescita». Il numero uno degli imprenditori non ha escluso che dinanzi ci sia «ancora qualche mese difficile», ma il Centro studi di Viale dell’Astronomia stima che «nella seconda parte dell’anno, da luglio, ci possa essere qualche inversione di tendenza». La tesi è sostenuta dai segnali incoraggianti forniti da alcuni indicatori economici. «In Cina - ha ricordato - è ripresa la produzione industriale, negli Usa alcuni indici di fiducia stanno migliorando e anche il dato sulle esportazioni in Italia a febbraio ha fatto il +3,5 per cento».
Queste annotazioni sono state apprezzate dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Ora dobbiamo collaborare tutti perché non è di poco conto come usciamo da questa storia, come si ricomincia una nuova storia economica italiana ed europea», ha detto riproponendo un tema particolarmente al sindacato bianco: un «sistema partecipativo in azienda e nella società». Confindustria, però, ritiene che «l’Italia non sia ancora matura» per questo tipo di esperimenti.
Il prudente ottimismo di Marcegaglia non ha trovato riscontro in due voci critiche. La prima è quella del presidente di Confapi, Paolo Galassi. «Purtroppo, le pmi italiane non sono così convinte che la ripresa sia dietro l’angolo», ha dichiarato sottolineando che le imprese «hanno bisogno di misure immediate, come il posticipo dell’acconto delle tasse di giugno, altrimenti a luglio più che di ripresa si dovrà parlare di declino». Apocalittico il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero: «La crisi non è assolutamente finita, anzi peggiora di settimana in settimana».
Le voci discordanti confermano, tuttavia, la necessità di una svolta culturale nella classe dirigente, più volte auspicata da Marcegaglia stessa. E i ritardi sono testimoniati dalla scelta della Cgil di restare fuori dalla riforma del modello contrattuale. «Abbiamo cercato di convincerla fino all’ultimo», ma «abbiamo deciso di andare avanti, perché non possiamo fermarci davanti ai loro veti, per l’ennesima volta».
Analogamente, secondo il leader degli imprenditori, è necessario sostenere il libero sviluppo del sistema produttivo anche nell’attuale fase di difficoltà. Per questo motivo, la proposta del ministro Sacconi di una moratoria sui licenziamenti è stata interpretata come una misura che potrebbe introdurre ulteriori rigidità. «Gli imprenditori italiani stanno dimostrando nei fatti che vogliono stare vicini ai propri lavoratori» tanto che «i licenziamenti in Italia sono molto pochi», ha spiegato ribadendo che «non vogliamo nessuna legge, nessuna rigidità».
Per Marcegaglia «è importante, in questo momento, che ci sia il supporto della cassa integrazione ordinaria e in deroga per far sì che le imprese possano mantenere le persone al lavoro». A tale scopo sarà riproposta la richiesta di «uno sgravio fiscale per chi decide di aumentare il capitale delle proprie imprese e per chi vuole continuare a investire». Allo stesso modo, Confindustria continuerà a incalzare lo Stato nel taglio della spesa pubblica improduttiva, degli enti inutili e di «tutti i balzelli che fanno sì che per i lavoratori, i cittadini, e le imprese, i costi siano troppo alti». La crisi si combatte anche così.