Anche Marchionne nella lista Kerkorian per il vertice Gm

Pierluigi Bonora

da Milano

Giornata di riflessione, ieri a Detroit e a Parigi, dopo il perentorio invito di Kirk Kerkorian (nella foto) ai vertici della General Motors di considerare una maxi-alleanza globale a tre con il gruppo Renault-Nissan. Il consiglio di Gm, riunitosi venerdì sera per esaminare la proposta e vista la disponibilità mostrata da Renault-Nissan a entrare nell’azionariato americano con una quota del 20%, avrebbe dato l’incarico ad alcuni manager di sondare il terreno. La richiesta di Kerkorian, principale azionista di Gm con il 9,9%, ha di fatto spiazzato il presidente Rick Wagoner e il resto del board. Un primo risultato, comunque, il finanziere armeno lo ha già attenuto. La sua lettera, venerdì, ha fatto impennare le azioni di Gm e nuove reazioni sono attese alla riapertura di Wall Street. La mossa del magnate, che una decina di giorni fa ha incontrato segretamente a Nashville il numero uno dell’accoppiata Renault-Nissan, Carlos Ghosn, maschererebbe anche non poche pressioni affinché si arrivi a un nuovo vertice.
In proposito nelle scorse settimane, alcuni emissari di Kerkorian avrebbero avviato contatti con tre top manager noti per le loro doti di risanatori. Oltre a Ghosn, che a tempo di record ha «resuscitato» la giapponese Nissan, gli 007 di Kerkorian avrebbero interpellato Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat (e vincitore del lungo braccio di ferro con la Gm sulla put option), e Dieter Zetsche, presidente della rivale DaimlerChrysler. Sia Marchionne, abituato a non lasciare a metà i lavori, sia Zetsche avrebbero risposto picche all’offerta.
Ghosn, invece, si sarebbe detto interessato a rilevare il 20% di Gm. Una possibilità, questa, che permetterebbe a Kerkorian di rafforzarsi ancora di più nell’azionariato di Detroit, proprio in funzione di esprimere un nuovo vertice. È comunque difficile pensare a un Ghosn pluri-presidente. Il top manager, infatti, ha già i suoi problemi a guidare da Parigi sia Renault sia Nissan. Per risanare l’allora disastrata casa giapponese aveva dovuto trasferirsi, insieme a un team di fiducia, a Tokio. E nel caso le parti si mettessero d’accordo per un’alleanza a tre («è uno dei sogni di Ghosn allargarsi negli Usa», confida al Giornale una persona che lo conosce bene), bisogna vedere quale reazione avrà la struttura elefantiaca e super burocratica della General Motors. Dall’ufficio di Wagoner, nel grattacielo più alto di Detroit, fino a ieri sera non sono arrivate reazioni. «Per il presidente di Gm - ci spiega un osservatore - in questo momento la vicenda non è una priorità. I problemi attuali di Gm sono il riaccendersi della guerra dei prezzi delle vetture e il piano di taglio dei costi appena avviato».