Anche la Merkel vota la fiducia a Berlusconi: "Strada giusta, la manovra è convincente"

Telefonata tra la cancelliera tedesca e il premier. E anche il ministro
delle Finanze di Berlino promuove Tremonti: "È la strada giusta, non
siete un caso problematico". Sulla Grecia è difficile trovare l'intesa. Bini Smaghi: "E' una follia far fallire gli Stati"

Roma - «L’Italia è sulla strada giusta». Lo hanno ribadito sia la cancelliera tedesca Angela Merkel in una telefonata con il premier Silvio Berlusconi che il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. La Germania ha fiducia nella tenuta dei conti pubblici italiani grazie all’attuazione delle misure contenute nella manovra. Un merito rivendicato dal Cavaliere. «I conti pubblici sono in ordine, il governo ha fatto il suo dovere», riferiscono gli interlocutori.
Si tratta di una presa di posizione importante del principale Paese europeo a favore dell’Italia nel giorno in cui Piazza Affari ha segnato un nuovo pesante calo del 4% e il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi ha raggiunto i nuovi massimi. Il presidente del Consiglio domenica sera aveva cercato di contattare Merkel allo scopo di concertare un’azione comune in vista dell’Eurogruppo e dell’Ecofin.
È stata invece la cancelliera a rendere noto di aver telefonato a Berlusconi chiedendo all’Italia «un segnale importante, cioè l’adozione di un bilancio rispondente alle esigenze di risparmio e di consolidamento» approvando la manovra. Nel corso di una conferenza stampa Merkel ha sottolineato di aver «piena fiducia che il governo italiano approvi esattamente una manovra di questo tipo, di cui ho discusso con il premier italiano».
Analogamente anche il ministro delle Finanze Schäuble ha evidenziato come «la proposta presentata dal ministro dell’Economia Tremonti è molto convincente». Insomma nonostante l’Italia sia nel mezzo di una «non facile» decisione sul bilancio, ha argomentato, «non ci sono dubbi che prenderà le giuste decisioni». Anche perché il nostro Paese «non è affatto problematico» sia per quanto riguarda i conti pubblici che per quanto concerne il debito sovrano. Anzi, Schäuble ha seccamente smentito le voci riguardanti la trasformazione dell’Eurogruppo in una sorta di «vertice di crisi» che, oltre alla tragedia greca, avrebbe esaminato pure le questioni portoghesi, spagnole e italiane. «Si tratta della consueta agitazione prima di questi incontri: non dovrebbe essere presa troppo seriamente», ha tagliato corto.
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha invece approfondito la questione sul versante francese intrattenendosi prima della riunione con il nuovo omologo transalpino François Baroin, succeduto a Christine Lagarde, passata alla guida dell’Fmi. Il gioco di sponda con Berlino e Parigi è fondamentale in questa fase. Non è passata inosservata l’iniziativa del commissario Ue al Mercato interno, il francese Michel Barnier, che ha chiesto alle agenzie di rating di sospendere i giudizi sui Paesi oggetto di aiuti economici scagliandosi contro «i downgrade (l’abbassamento delle valutazioni; ndr) che sconvolgono tutto».
Il vero problema europeo continua a essere la Grecia in quanto, durante la riunione, si sono manifestate in tutta la loro crudezza le profonde divergenze tra i Paesi membri. Da una parte la Germania che spinge per l’erogazione in tempi rapidi della seconda tranche di aiuti ad Atene da 12 miliardi (è stato varato da poco il nuovo Fondo salva-stati da 750 miliardi) e per un coinvolgimento del settore privato, cioè banche e assicurazioni. Dall’altra parte la Bce che difende saldamente la stabilità dell’euro. «Far fallire gli Stati è una follia», ha ripetuto ieri il componente italiano del direttivo Bce, Lorenzo Bini Smaghi. Un chiaro riferimento all’ipotesi di «default selettivo» per la Grecia. In pratica Bini Smaghi ha detto «no» a un riscadenzamento del debito greco in mano agli investitori esteri, soprattutto banche tedesche. La soluzione è stata invece sostenuta con un intervento sulla Frankfürter Allgemeine dall’amministratore delegato di Commerzbank Martin Blessing.
È chiaro che il via libera a una soluzione del genere metterebbe l’Italia in grande difficoltà sui mercati esteri. E l’edizione tedesca del Financial Times ha già cominciato a fare i conti sulle esposizioni del sistema teutonico nei confronti del nostro Paese. Il governo Berlusconi dovrà tenere la barra dritta. Tanto a Roma sulla manovra quanto a Bruxelles sulla definizione delle politiche comunitarie in materia.