Anche la Moratti apre al Partito della libertà

Il sindaco di Milano: &quot;Progetto che avvicina la gente alla politica se si allarga la partecipazione&quot;. Ma l'Udc: &quot;E' un boomerang&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=201117">Matteoli (An): &quot;Prima pensiamo a cacciare Prodi&quot;</a></strong>

Roma - D’accordo, quello del partito unico è un progetto per il futuro, come dice Silvio Berlusconi. Ma nel centrodestra si chiedono che cosa rappresenta esattamente. E se il Partito della libertà s’identifica con questo progetto.

«Il Pdl dev’essere alternativo o complementare a Fi?», domanda inquieto l’azzurro Gianfranco Miccichè, pur dichiarandosi pronto ad aderire. E il collega Claudio Scajola raccomanda, per evitare anche l’impressione di faide interne, chiarezza sui ruoli di ognuno, a cominciare da Michela Brambilla sembra di capire.

Chi dà già un giudizio positivo è Letizia Moratti, sindaco azzurro di Milano: «Più si allarga la partecipazione politica più si avvicinano i cittadini. Per questo il Pdl può essere una risposta valida e un utile strumento per ottenere questo risultato. Se questa è l’intenzione di Berlusconi mi sembra condivisibile».

Sull’altro fronte, si vede il bicchiere mezzo pieno. Piero Fassino spiega a Rimini: «Il fatto che Berlusconi senta la necessità di mettere in campo un’iniziativa di rinnovamento del proprio schieramento è un primo significativo risultato della nascita del Partito democratico».

Il segretario dei Ds afferma che l’obiettivo di «ridefinire il sistema politico italiano» si raggiunge anche così, mettendo «in movimento» la destra e aprendo la discussione nella sinistra radicale. Insomma, per Fassino «questa è la dimostrazione che il progetto del Pd è fecondo e fertile», può rinnovare la politica. Poi aggiunge le critiche sul «marketing elettorale» che non basta a far nascere un nuovo partito, perché ci vogliono «spessore culturale, radici sociali e ambizioni progettuali». Per il Pd è stato fatto, conclude, vedremo se sarà capace di farlo anche Berlusconi.

Anche Enrico Letta della Margherita vede positivamente l’impulso di cambiamento nel centrodestra, ma critica la modalità scelta da Berlusconi: «Lui lo fa con un notaio, noi con un milione di persone che partecipano».

Chi si preoccupa è Marco Rizzo del Pdci: «Se ci sarà un inciucio sulla legge elettorale vorrà dire che la simmetria tra la nascita del Partito delle libertà e quella del Partito democratico è totale».

Nel centrodestra la più critica è l’Udc. Il leader Lorenzo Cesa ribadisce il suo no al partito unico, parlando di «operazione boomerang» che rafforza il governo Prodi, di un Pdl «clone» di Fi e di un contenitore che non ha contenuto. I centristi, avverte, non sono disponibili per il partito unico, anche perché vedono le «enormi difficoltà» del Pd. «La crisi del bipolarismo italiano - dice Cesa - si supera ricreando alleanze politiche forti, basate su identità, valori e progetti comuni, e non su sigle estemporanee». Poi lancia un segnale alla Lega, dicendo che su referendum e legge elettorale l’Udc la pensa allo stesso modo.

Eppure tra i centristi c’è chi, come Maurizio Ronconi, giudica «troppo affrettato il giudizio negativo e liquidatorio nei confronti del Pdl». Pur precisando poi che «il progetto del Pdl è apprezzabile solo come constatazione del superamento della Cdl e non condivisibile come complessivo progetto politico».

Dopo le rassicurazioni di Berlusconi a Umberto Bossi nel Carroccio si sfoggia sicurezza. E Roberto Calderoli lancia una delle sue battute: «Berlusconi? Abbiamo tirato le briglie per capire se stava perdendo il passo. Ora è tutto risolto. Il cavallo trotta regolarmente».

Ma per creare il partito unico ci vuole un congresso azzurro, sostiene Miccichè, per «metabolizzare» l’idea del Pdl e decidere se Fi va sciolta. «Non basta andare dal notaio», avverte. Entusiasta della prospettiva è l’azzurro Francesco Musotto, convinto che il Pdl darà maggiore forza alla coalizione e che i Circoli della Brambilla siano «un valore aggiunto». Per lui, chi si oppone teme la novità e difende interessi personali.

«Nella Cdl ci dev’essere una culla di sereno confronto e di serena collaborazione», esorta Adriana Poli Bortone di An. Per il segretario della Dc per le autonomie Gianfranco Rotondi i 4 partiti della Cdl sono vecchi e il Pdl non è il partito unico, ma la risposta al Pd: «Loro riducono le identità, noi le valorizziamo. Aumenterà l’offerta politica della Casa delle libertà, ed è un bene».