Anche la moschea diventa un «tavolo»

Un «tavolo» il sindaco non lo nega neppure alla comunità islamica. Fare la moschea tanto attesa, quello no, o almeno non ancora. Dire dove sorgerà, neppure. E pazienza se don Andrea Gallo dice che per lui «la moschea sarebbe il più bel regalo di compleanno». Il Comune al prete di San Benedetto ha già regalato i manifesti con gli auguri, mica può svenarsi anche politicamente per tanti regali.
Comunque l’annuncio c’è. Un protocollo d’intesa fra il Comune di Genova e la comunità islamica che rilanci, sotto nuova luce, la questione della moschea sarà firmato la prossima settimana dal sindaco Marta Vincenzi e dal presidente dell’associazione integrazione culturale Hussein Salah. Basta accontentarsi. Il documento sarà siglato il 16 luglio alle 15 nella sala Giunta nuova di Palazzo Tursi, nell’ambito dei dieci giorni dedicati a «Genova città dei diritti», che prevede anche uno spazio dedicato al «Diritto alla Fede».
«Ovviamente il documento non dirà dove sarà realizzata moschea, perchè non è questo l’intento - ha prontamente sottolineato Marta Vincenzi - ma definirà un nuovo tavolo dedicato alla libertà di culto, che dovrà fissare principi fondamentali per entrambe le parti». «In questo - ha concluso Vincenzi - Genova va in direzione opposta rispetto a quanto deciso di recente in altre grandi città italiane, quali Milano». In altre città italiane si decide sulla moschea sì o la moschea no, si discute su dove farla. A Genova si fa un «tavolo», naturalmente. Si firma un protocollo.