Anche gli occhialoni neri di Arisa al Mido 2009

Si è chiuso a Milano il salone dei prodotti ottici. Declina il «rettangolo»<br />
a scapito del vintage e dei colori. La tecnologia si impone con le chiavi usb incorporate nelle stanghette e con gli acetati riciclati. Il settore è in crisi, export male in Usa e bene in Russia

Declino del rettangolo, ascesa delle linee arrotondate e del colore, «cheap and chic», revival degli anni Cinquanta. Ma anche gli occhiali della sorpresa del Festival di Sanremo, Arisa, e quelli smontabili e scomponibili in 12 elementi, le montature a 18 carati e quelle riciclate, quelle artigianali di legno e di osso e quelle ipertecnologiche alla melanina, i modelli da 007 che nelle aste nascondono penne usb da 4 giga e quelli definiti a «memoria di forma» cioè indeformabili. Queste in estrema sintesi le tendenze emerse dalla trentanovesima edizione del Mido, il salone internazionale dell'occhialeria, che si è svolta a Milano dal 6 al 9 marzo e che nei suoi stand ha ospitato, come da tradizione, non solo i produttori di montature e di occhiali da sole e sportivi ma anche quelli di lenti e lenti a contatto, macchinari e accessori, dalle custodie fino alle catenelle passando per le «pezzuole». Insomma, tutti gli addetti ai lavori di un settore in cui convivono moda e salute, design e tecnologia, ricerca e tradizione. Un comparto che per l'economia italiana resta strategico, con le sue oltre mille imprese, gran parte concentrate nel Bellunese, e oltre 17mila addetti.
Impossibile citare tutti gli espositori, circa mille molti dei quali coreani, cinesi, taiwanesi e di Hong Kong. Ma una menzione la merita senz'altro la Kàdor di Calalzo di Cadore, che nel suo piccolo stand esponeva i pezzi classici in stile anni Cinquanta, gli occhiali ripiegabili e, soprattutto, gli occhialoni neri che hanno aiutato Arisa, la rivelazione del Festival di Sanremo, di «bucare» lo schermo. E nonostante il «colpo gobbo» della cantante testimonial, l'azienda di Calalzo resta fedele alla massima «cheap and chic»: prezzi contenuti e qualità. Menzione anche per la Marchon Eyewear, che commercializza i suoi prodotti con i marchi Calvin Klein, Coach, Disney, Emilio Pucci, Fendi, Jil Sander, Michael Kors, Nautica, Nike, Sean John e X Games e che al Mido ha presentato due modelli da sole con chiave usb inserita nella stanghetta destra. E anche, tornando all'Italia, per la linea ormai «cult» degli occhiali col magnete Clic, quelli che non hanno bisogno di laccetto o catenella. E ancora, la Master's di Campolongo di Cadore, la Blu Stone di Lozzo di Cadore con i suoi modelli in oro, l'azienda bolognese Todomodo e quella fiorentina Italian Style (con i marchi Nouvelle Vague e Paolo Seminara).
E una citazione meritano anche gli estrosi catalani di Etnia, gli artigiani tedeschi di Herrlicht (montature di legno, leggerissime, fatte a mano) e quelli, sempre tedeschi, di Design naturell (montature elegantissime di osso e osso e metallo). Dalla Germania arrivano anche i modelli rigorosi di Brillen Conquistador e quelli multicolori di Wissing. Mentre dai Paesi Bassi arriva Frame Holland, con il suo marchio Preciosa che unisce il vintage ai materiali tecnologicamente all'avanguardia (acetati ma anche metallo) e una gamma di undici colori per ciascun modello.
Però la crisi si sente anche al Mido. Aprendo l'edizione 2009 del salone, il presidente della rassegna e dell'associazione che riunisce i fabbricanti di articoli ottici, Vittorio Tabacchi, aveva sottolineato che il 2008 è stato un anno difficile, anche se non privo di segnali incoraggianti. Rispetto al 2007 nel nostro Paese, che resta leader mondiale, la produzione dell'occhialeria è calata del 6,4% mentre la domanda del 7,3%. Le nostre esportazioni sono diminuite del 4,7%, facendo registrare le perdite più pesanti negli Stati Uniti (meno 20,5%), in Spagna e nel Regno Unito (meno 8,1%) e in Germania (meno 7%) e i risultati più incoraggianti in Russia (più 27,8%), in Messico (più 19,3%), negli Emirati Arabi (più 12%) e in Francia (più 9,7%).
Al Mido c'è stata anche una sorta di riscossa della legalità. A lanciare l'allarme-contraffazione è Paolo Rossini, fondatore di Optigen Patented Technologies, piccola azienda milanese che detiene il brevetto internazionale di una lega di titanio «a memoria di forma», che aziende controllate e certificate usano per realizzare montature per occhiali indeformabili e indistruttibili, anallergiche e composte di materiali biomedicali e biocompatibili. «Si stima - ha detto Rossini - che a fine 2006 questo tipo di montature distribuite nel mondo fossero circa 4 milioni: alla fine del 2008 sono diventate 72 milioni. Nel nostro Paese vengono distribuiti circa 1.200.000 occhiali con montatura a memoria di forma, ma solo il 15% è realizzato da aziende autorizzate. Dai mercati cinesi arrivano milioni di montature contraffatte, prodotte senza permesso e spesso commercializzate da ottici ignari.