Anche papà Angelo sarebbe orgoglioso del condottiero Moratti

C’è qualcosa di catartico nella duplice coincidenza che quest’ultimo campionato è stato vinto dall’Internazionale a poche settimane dal Centenario e con una squadra formata quasi per intero da giocatori stranieri. Lo testimoniano i ricorsi storici. La società nerazzurra venne alla luce il 9 marzo 1908 da una costola del Milan per dare spazio a calciatori di qualsiasi nazionalità e combattere l’autarchia. Di qui il nome. Un atto di grande coraggio, maturato nel liberismo che cominciava a fare capolino nelle teste più calde di quell’epoca. Lo era all’alba del secolo scorso, lo è ancora oggi. E infatti a scadenze fisse esplodono polemiche strumentali su questo trend. Di italianuzzi ci sono Materazzi, Toldo e Balotelli, ma con tanti distinguo: il primo ha giocato più del dovuto per gli incidenti di Samuel e Cordoba, il portiere ha fatto vita da panchina e il giaguaro ha il nostro passaporto per motivi magici. È uno scudetto legittimo perché vinto dalla squadra più forte e continua nonostante l’affanno sulla retta d’arrivo. Gli arbitri, tirati spesso in ballo, non hanno fatto classifica. È vero che in qualche occasione hanno aiutato la capolista, ma è altrettanto vero che per 5 volte l’hanno lasciata in inferiorità numerica (mai accaduto nel girone unico ai campioni d’Italia) e nella seconda parte del torneo hanno fatto del bene anche alle rivali. Vedi il gol in fuorigioco di Camoranesi nella sfida con la Juventus o il rigore negato a Suazo nell’ultimo derby. Piuttosto va ricordato che l’Inter ha vinto nonostante l’Inter. Non è affatto casuale il riferimento alla guerra civile scatenata da Mancini con le incaute dichiarazioni dettate alla stampa dopo il ko in Champions League. In quei delicati frangenti Massimo Moratti ha dimostrato di essere un grande presidente. È stato il migliore del gruppo: ne converrebbe il padre Angelo. E adesso finiamola di leggere alla rovescia la storia di Calciopoli, mescolando in uno stesso cocktail carnefici e vittime, per oscurare i meriti dei nerazzurri. Ci sono dei motivi seri se Eupalla, la musa del calcio cara a Brera, s’è innamorata di Zanetti e compagni.